Gravi fatti di sangue in Val Ceno. Correva l’anno 1927. 3^ Parte. FINE


CORREVA L’ANN0 IN VALCENO – RIPRESENTAZIONE

N.3 – 16.01.2017 – BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

CORREVA L’ANNO…………….. IN VALCENO. (N.3 – 6 luglio 2014)

NOTIZIE TRATTE DAI GIORNALI DELL’EPOCA-ANNO 1927

LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”-3^PARTE – FINE

GAZZETTA DI PARMA 8-9-10 LUGLIO 1927

LA DRAMMATICA VICENDA DEL “PAZZO DI VARSI”.

(TERZA PARTE)

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Il quotidiano Gazzetta di Parma terminò il giorno 10 luglio 1927 la cronaca delle tragiche vicende legate a Giacomo Giordani da Contile, il cronista (L.F.), per tre giorni, seguì i sanguinosi avvenimenti che si svolsero tra i comuni di Varsi e Bardi mentre la popolazione era sempre più allarmata e spaventata.

GAZZETTA DI PARMA 10 LUGLIO 1927

Il pazzo di Varsi ucciso a Bardi con due colpi di pistola

L’ultima feroce lotta con i carabinieri.

LA CRONACA:

Adesso nella Valle del Ceno, fra le case vecchie e screpolate sulle rive del torrente, nelle frazioni aggrappate ai fianchi poderosi dei monti a Contile e a Varsi specialmente, i montanari respirano meglio. Il grande peso che li opprimeva se ne è andato; la paura della ricomparsa del folle vecchio di Contile Giacomo Giordani. Il pazzo è caduto ieri a sera qui a Bardi con due pallottole nel petto. Oramai non rimane che la eco delle sue pazzie , e l’ombra tragica delle ultime battaglie sostenute con i carabinieri……………………………………….La sua avventura aveva tutto il sapore di quelle dei briganti di mezzo secolo fa, che si inabissavano nei boschi ed era difficilissimo catturarli………………

Anche ieri da Varsi, una pattuglia dei carabinieri, guidata dal carabiniere in licenza Giovanni Pellegrini di Contile era partita nel versante del Monte Dosso, opposto a Varsi alla ricerca del pazzo. Caccia difficile alla notte a dover frugare i cespugli e le macchie da cui poteva balzare a ogni momento il fuggiasco……………………………………..Ma non era stata tagliata fuori del tutto neanche Bardi per le ricerche. Si sapeva che al Poggio dei Cavacciuti, presso Bardi, il pazzo aveva dei parenti; il cognato Achille Tambini. Si era fatta l’ipotesi che egli andasse stanco, affamato, a rifugiarsi da loro. E già alcuni carabinieri erano stati a visitare la casa del Tambini dove però il pazzo non si era ancora fato vedere. I militi si erano ritirati, rientrando a Bardi, in attesa degli eventi. L’ultima battuta di questo dramma doveva però esser recitata proprio vicino a questo paese. Il vecchio Giordani ossessionato dalla sua follia aveva errato pei monti, inutilmente inseguito. Ma sentiva alle calcagna la muta che lo rincorreva…..Dopo 4 giorni e quattro notti, passati nascosto nei monti ieri sera, venerdì, andava a capitare a casa del cognato al Poggio dei Cavacciuti. Era uscito da un bosco cupo e minaccioso, con lo sguardo terribilmente acceso, ancora distante dalla casa del cognato. Si era fermato esitante. Poteva rientrare nel fitto delle piante e ricominciare la vita senza soste del fuggiasco; poteva presentarsi in casa del cognato, dove forse lo avrebbero accolto. Intanto guardava verso il Poggio come la lepre che sa di avere il cane che la rincorre e si guarda attorno prima di attraversare una strada. Il Tambini però lo aveva scorto, Egli sapeva delle ultime follie del vecchio, e come i carabinieri gli dessero la caccia. Prese quindi una pronta risoluzione. Girò dietro il poggio, entro di corsa in Bardi e fu alla caserma dei carabinieri. Ne uscirono poco dopo il maresciallo Guaitoli Valentino e il milite Rigoldi Enrico. Intanto le donne della famiglia del Tambini avevano anch’esse visto il pazzo ed erano fuggite. Il Giordani però si era diretto ugualmente alla casa del cognato e vi entrava poco dopo. Si affacciava a una finestra e guardava verso la valle. I carabinieri con un rinforzo che arrivò poco dopo accerchiarono la casa del cognato dove il pazzo si era rifugiato. Quindi il maresciallo Guaitoli ed il milite Rigoldi vi entrarono coraggiosamente. Nella prima stanza il pazzo non c’era. In una seconda entrò per primo il milite Rigoldi, mentre il maresciallo cercava nell’altra, guardando sotto il letti. Il Giordani che era nella seconda stanza, appena visto entrare il carabiniere, gridò una tremenda frase: “Mi avrete morto ma vivo no!”. Trasse dalla cintola un pugnale e balzò sul milite Rigoldi. Il carabiniere fu svelto a scansare i primi colpi, ma altri lo presero in direzione del ventre, lacerandogli la giubba e i pantaloni, un ‘altra pugnalata lo ferì alla mano. Malgrado il succedersi dei colpi il carabiniere saltò addosso al Giordani e impegnò con questi una violentissima colluttazione chiamando in aiuto il maresciallo. Il maresciallo entrò immediatamente nella stanza e scorto il pazzo alle prese con il milite ferito, levò la pistola dalla fondina, e tirò due colpi al vecchio. Il folle ferito a morte si abbatté con l’urlo di una belva. La battaglia era finita. Lo spauracchio dei montanari della valle del Ceno era morto. Il carabiniere ferito fu condotto fuori e condotto alla caserma. Il cadavere del pazzo fu adagiato in una barella fatta di rami intrecciati. Da Bardi era giunta tanta gente e il parroco don Sgorbati. La pietà dei valligiani davanti al morto, lasciava da parte lo sdegno e l’odio che aveva suscitato con le sue minacciose gesta il Giordani, e l’accompagnava verso il cimitero. Nelle ombre purpuree del tramonto, traversate dal mesto suono di una campana, il vecchio pazzo fra braccia misericordiose di Dio fu accompagnato al camposanto. Con i primi veli della notte la gente rientra alla proprie case, mentre la notizia dilaga per l’ampia valle, e i montanari si mettevano il cuore in pace.

L.F.

FINE

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI

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