CORREVA L’ANNO 1975. IL DRAMMA DELLO SPAGHETTI HOUSE DI LONDRA TRA GLI OSTAGGI ANCHE DUE EMIGRATI ORIGINARI DI BARDI. BRUNO E GINO BERNI (1^ PARTE)

IL DRAMMA DELLO SPAGHETTI HOUSE DI LONDRA

TRA GLI OSTAGGI ANCHE DUE EMIGRATI ORIGINARI DI BARDI. BRUNO E GINO BERNI (1^ PARTE)

LA STAMPA DI TORINO

MARTEDI’ 30 SETTEMBRE 1975

LA STAMPA Anno 109 – Numero 225 – Martedì 30 Settembre 1975

Londra: uno dei prigionieri è stato liberato ieri sera Ancora ostaggi dei banditi sei italiani in un ristorante (Dal nostro corrispondente).

Londra, 29 settembre. Sono sei adesso gli italiani, che giacciono esausti nell’angusto magazzino della « Spaghetti House», a Knightsbridge, nel cuore di Londra, prigionieri di tre rapinatori. Un ostaggio, infatti — il secondo a essere liberato dall’inizio del dramma — è uscito dal ristorante alle 18,25 di questa sera ed è stato subito portato in un ospedale. I tre rapinatori lo hanno rilasciato perché il suo stato di salute destava ansietà, e perché, in cambio di questo gesto, avrebbero ottenuto la promessa di una telefonata dell’ambasciatore italiano al ministro degli Interni, Roy Jenkins. Il malato è Pasquale Ceniccola, di 34 anni, nato a Cerreto Sannite, provincia di Benevento: secondo i medici, dovrebbe rimettersi senza gravi conseguenze. Per i sei ostaggi rimasti è questa la terza notte di angosciosa attesa. I tre criminali — tre negri, due delle Indie occidentali e uno nato, sembra, in Nigeria — ripetono che non si arrenderanno fino a quando le autorità britanniche non daranno loro la possibilità di fuggire all’estero. Vogliono un aereo, vogliono ricevere il trattamento concesso in alcune circostanze, in alcuni Paesi, ai terroristi politici. Ma Scotland Yard risponde « no ». Nega che l’attacco sia stato ispirato da motivi ideologici; insiste che i tre sono « comuni banditi »; ripete che l’assedio continuerà fino a quando gli ostaggi non usciranno, liberi e illesi, dal fetido scantinato. E’ una guerra dei nervi, una tremenda partita, con gli italiani nella parte di innocenti pedine. Purtroppo la disperata resistenza dei tre malfattori si è rivelata più tenace del pensato. E questa sera s’è visto l’inizio di alcune operazioni « diplomatiche ». L’ambasciatore della Giamaica ha parlato con i rapinatori e ha cercato di indurli ad alzare le braccia. Il nostro console generale, Mario Manca, si è accostato, egli pure, alla porta che sbarra l’accesso ai magazzini e, rivolgendosi agli ostaggi, ha cercato di stabilire con maggiore accuratezza sia i propositi sia le condizioni psicologiche dei tre negri. Più tardi, forse, un tentativo di mediazione sarà compiuto dal rappresentante del «Black Liberation front», cui i tre affermano di appartenere. Sempre sulla scena, in continuo contatto con Scotland Yard e il ministero degli Interni, anche il nostro ambasciatore Roberto Ducei. Il console Manca ha riferito che i banditi dichiarano di « avere agito per conto di altri » e che sembrano abbastanza calmi (non è affatto chiaro se i tre negri facciano veramente parte del « Black. Liberation front ». E’ un punto tuttora oscuro). Uno soltanto ha avuto degli scatti di terrore e ha esortato i compagni ad arrendersi, ma sembra abbia poi superato la crisi. Manca ha anzi precisato:

« I tre sono perfettamente consapevoli di tutti gli aspetti della situazione e paiono decisi a giocare tutte le loro carte fino alla fine. E queste carte sono gli ostaggi ». Secondo il console, il morale dei prigionieri è « abbastanza alto », ma temono « di essere ammazzati da un istante all’altro ». Come è ormai noto, gli italiani sono tutti direttori o vicedirettori dei vari ristoranti della catena «Spaghetti House». S’erano riuniti nella «Spaghetti House» di Knightsbridge, dinanzi all’ambasciata francese, per contare gli incassi delle varie trattorie e avevano con loro circa undicimila sterline (15 milioni di lire) quando, verso le due di notte fra sabato e domenica, i banditi irrompevano nel locale. Uno degli italiani, Giovanni Mai, faceva in tempo a fuggire e, da un vicino albergo, chiamava la polizia. Non passavano che pochi secondi (la zona brulica di agenti, addetti alla protezione delle ambasciate) e arrivavano i primi uomini di Scotland Yard. Cominciava l’assedio. Erano otto gli ostaggi, ma uno, Alfredo Olivelli, è stato rilasciato ieri. Questa sera, dopo la liberazione di Pasquale Ceniccola, restano nello scantinato questi uomini: Enrico Mainini, di Golasecca, provincia di Varese, 51 anni; Bruno e Gino Berni, due fratelli di Bardi, provincia di Parma, il primo di 41 anni, il secondo di 48; Mario Roscelli, o Rosselli, pure della provincia di Parma, tra i 28 e i 30 anni; Giovanni Scrano, nato a Taranto, ma la cui famiglia risiede a Torino, egli pure tra i 28 e i 30 anni; il veneziano Renato Nasta, 40 anni, il cui fratello è arrivato questa sera dall’Italia. Dall’aeroporto s’è recato direttamente alla «Spaghetti House», dove ha potuto scambiare qualche parola con il prigioniero. Dal suo letto d’ospedale, Ceniccola ha detto, tramite i suoi familiari: «Sono esausto. E anche le condizioni dei miei amici, di quelli che ho lasciato dietro di me, cominciano a peggiorare». Pasquale Ceniccola ha subito uno choc e i medici l’hanno definito “disidratato”. La temperatura nel magazzino è altissima, soffocante, ieri non era lontana dai 35 gradi. L’unico passaggio d’aria è attraverso uno sfiatatoio per il quale avvengono anche alcune trattative: Gli uomini sono ammucchiati sul pavimento, sotto gli occhi e le armi dei banditi. Il cibo non manca. oggi sono state consegnate varie bottiglie d’acqua. Non c’è dubbio che la strategia di Scotland Yard è oggetto di varie critiche. Non pochi sostengono che la polizia dovrebbe «accettare» le condizioni dei negri, dar loro il pulmino richiesto e forse anche l’aereo. Ma, a parte la «moralità» della concessione, i capi di Scotland Yard ricordano che i criminali uscirebbero dallo scantinato con gli ostaggi e che con gli ostaggi tenterebbero di salire sul jet. In altre parole, una volta che i tre acquistino una certa mobilità, la protezione degli italiani diverrebbe ancora più ardua. Meglio invece stremare i malfattori, spezzarli psicologicamente e fisicamente. «Può sembrare una strategia morbida, la nostra — ha detto Scotland Yard — ma non lo è». Vari psichiatri affermano che la polizia ha ragione, che la sua condotta è il risultato degli studi compiuti dall’Interpol negli ultimi anni. Aggiungono anzi: « Più tempo passa, più si rafforzano i legami “umani” tra banditi e ostaggi, come avvenne a Stoccolma, dopo la rapina alla banca. E più tempo passa, più diventa difficile per i delinquenti ammazzare i loro prigionieri. Non ucciderebbe più degli sconosciuti, ma delle creature con cui stanno vivendo un’esperienza comune ». Speriamo che sia cosi, che il calcolo sia esatto. Ma l’angoscia è profonda. E tutta Londra pensa stasera a quei sei sventurati ancora rinchiusi nella loro piccola cella, sotto una delle strade più belle e più famose della città.

Mario Ciriello.

BY GIUSEPPE BEPPE CONTI FB

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