Viaggetto sull`Appennino – A piedi da Piacenza a Rimini (parte II)

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/viaggetto-sullappennino/1247/default.aspx

Un viaggio che parte dall’estremo ovest dell’Appennino, realizzato insieme all’attore romagnolo Ivano Marescotti. Da Ottone, in provincia di Piacenza, fino a Rimini. A piedi, un coast to coast per tutta la cresta degli Appennini, alla scoperta di luoghi e tradizioni dimenticate.
In due puntate piene di sorprese, seguiamo il viaggio attraverso l’Appennino emiliano dell’attore romagnolo Ivano Marescotti (originario di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna). Messosi in cammino per conoscere la montagna che “dalla Bassa” si scorgeva appena, lontana, nelle giornate più terse, Ivano parte dal comune di Ottone, vicino alla Liguria, e, di provincia in provincia, torna nella sua Romagna. Lungo la strada, vede paesaggi di colline, monti, valli,  borghi, corsi d’acqua. Passa per Bobbio e sale la Pietra di Bismantova, irto monte ricordato da Dante, che lo dovette varcare; supera i Passi della Cisa e delle Radici, va alle sorgenti del Tevere, sul Monte Fumaiolo.  Viaggia nei silenzi di terre boscose e coltivate, non devastate dal cemento, e incontra tante persone, con curiosità ed allegria. Conosce anziani attivi e vigorosi, ex emigranti, che nelle loro piccole aziende accolgono ora lavoratori extracomunitari, grazie ai quali i paesini non si spopolano e le culture si mescolano, ma ascolta anche la solitudine di due senegalesi addetti alla macellazione di polli, uno dei quali ha un dottorato in informatica. In un agriturismo trova un ragazzo e una ragazza statunitensi felici di imparare lavori agricoli, in un mondo che non avrebbero neppure immaginato. Sulle rive del torrente Limentra parla con un emiliano d.o.c. come Francesco Guccini.
La fotografia regala ritratti di vecchi arzilli, di donne contente, di anziani ancora segnati dai ricordi delle stragi naziste. Un leitmotiv che accompagna Ivano è la domanda sul dialetto: come si dice “ragazzo”? Ciò a sottolineare le peculiarità di terre e culture geograficamente vicine ma ciascuna con le sue caratteristiche. Gli incontri ci regalano storie di vita, in cui la fiducia nel proprio lavoro, l’attaccamento alla propria terra e alla propria gente non mancano di stupire. Non per nulla un giovane scrittore di storie locali – che si definisce ”narratore da bar” e raccoglie racconti dalla gente che, litigando, si rinfaccia e così ricostruisce il passato – spera di morire nel suo paese.
E giovane è pure il pastore incontrato in vista del Monte Cimone. Unico rimasto, egli compie a piedi e non in camion, con il suo gregge,  una transumanza di 250 km. Assicurando così alle sue pecore e alle sue capre un pascolo più sereno, nella calma. La lentezza è il più importante messaggio che il protagonista dichiara di riportare con sé dal viaggio. Un cammino compiuto nella primavera del 2009, un’occasione per visitare luoghi non battuti dal turismo. Alla scoperta di in un pezzo di Italia poco nota e pieno di vita.

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