MISTERI SCONOSCIUTI NELLA FORTEZZA DI BARDI: ANTICHI OMICIDI, TORTURE, STREGHE, PRIGIONIERI MISTERIOSI – 3^ PARTE

LA PESTE E LE STREGHE

Nell’anno 2015, grazie all’edizione del Centro Studi Val Ceno, fu pubblicata una biografia molto interessante ed importante scritta dallo storico R. De Rosa sul Principe Federico Landi. L’autore, descrivendo drammaticamente, “gli anni della peste” così scrive:  “…………Forse per ingraziarsi l’alto prelato (Vescovo di Piacenza n.d.c.), dalla cui autorità comunque dipendeva il clero del suo stato, Federico Landi il 28 aprile 1631, (in questo periodo l’epidemia di peste a Bardi e Stato Landi sta lentamente placandosi n.d.c.) derogando vistosamente a quello che era stato il suo comportamento sino a quel momento, su pressione dell’Inquisitore di Piacenza, accettò di consegnargli e far processare un eretico e presunto stregone compianese, Giovanni Mazzi, e tre presunte instrighe [streghe]….
Queste quattro vittime dell’Inquisizione e dei “Magister Inquisitionis” erano state forse accusate di essere “untori” e di aver sparso il morbo per le terre dello Stato Landi?
Tra le ipotesi non confermate da nessun atto scritto vi è anche quella che le tre “instrighe” e lo stregone, “agenti del demonio”, fossero arsi vivi, pochi mesi dopo, ai piedi della fortezza, mentre una incosciente folla in preda al terrore, plaudiva al massacro purificatore.
Todo modo para buscar la voluntad divina!!!!”
Sicuramente uno dei momenti più drammatici per la nostra comunità fu il citato dramma della peste (1630-1631) che solo a Bardi provocò la morte di circa 300 persone (moltissimi giovani e bambini).
La realtà del territorio bardigiano in quei tragici mesi fu veramente brutale e drammatica. Senza troppa immaginazione possiamo vedere le antiche strade del borgo percorse dai monatti che trascinano i cadaveri con lunghi uncini gettandoli su carrette cariche di corpi senza vita o ancora agonizzanti, le persone che si affacciano in cerca d’aiuto alle finestre di case con le porte inchiodate e segnate con la croce bianca. Altri morti e moribondi sdraiati per le vie, tetri falò delle masserizie dei contagiati, le strane figure dei medici protetti da lunghe maschere dal lungo becco riempito di profumi e la spietata caccia agli untori.
Dell’angoscia, della disperazione, dello straziante dolore di allora non sarà rimasto più nulla nel nostro antico borgo?? Del dolore delle persone torturate e arse vive non resterà nessuna traccia?
(Per chi volesse approfondire segnalo il testo: Conti G.-Ulino M. – Pestem procul pelle. La peste a Bardi negli anni 1630- 1631- Il Cammino – 2014).

DISEGNO DELLA FORTEZZA DI BARDI, XVII SEC., ARCHIVIO DI SIMANCAS – SPAGNA- IN VERDE LA PIAZZA AI PIEDI DELLE MURA DOVE SAREBBE AVVENUTA L’ESECUZIONE.

 

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