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Presso Varsi, ai piedi del monte Dosso, è un piccolo lago intorno al quale la fantasia popolare intreccia una strana leggenda.
Dove oggi s'inabissano le acque del lago, sorgeva un giorno un grande e ricco convento.
Quattro torri lanciavano al cielo la gloria e la voce delle campane rombanti e cento monaci empivano gli stalli del coro.
Ma la ricchezza non bene consigliava a carità quei monaci il cui cuore s'era fatto duro, contro il bisogno e il dolore dei miseri.
Un anno era stato povero di raccolti per la grandine che aveva distrutto le messi e la carestia batteva alla porta dei casolari e la fame tormentava le famiglie.
Era la veglia di natale, nel freddo cielo montano fumavano i camini del convento per la cena abbondante dei frati.
Una povera madre con due bambini da sfamare col suo lavoro, da poi che le era morto il marito, aveva ormai finito le sue piccole scorte e né pure un pugno di farina le restava nella madia deserta.
Che avrebbe dato quella sera ai suoi piccoli?
Scese presto al convento, sonò la campana alla porta, e tosto sudi un frusciare di vesti e un battere insieme di grane di rosario.
E la porta s'aprì.
Ma come essa, implorando, ebbe chiesto anche un tozzo di pane per i suoi bambini, la porta si richiuse inesorabilmente e senza pietà.
E tornando a casa affidò la sua causa al Signore.
Attendevano i piccoli figli il ritorno e le tesero le gracili manine, piccole bianche così come un fiore di giglio.
E accese il fuoco e al fuoco mise una pentola con entro dei ghiaiottoli dicendo ai bambini ch'erano fagioli e attesero che fossero cotti.
Sperava così la povera madre che il sonno sarebbe calato sugli occhi dei figli e ancora per una volta avrebbero illuso la loro fame.
S'addormentarono i bambini. E il Signore confortò il loro sogno con una dolce visione di paradiso sfamandoli in un giardino dagli alberi d'oro con pane fatto d'oro.
Appena l'Ave Maria sonava dalla torre della Chiesa ad annunciare la festa di Natale, che s'udì per la valle un gran rombo.
Parve che la montagna tremasse e la terra e la terra traballasse sui suoi cardini.
Una grande meraviglia videro i fedeli che si recavano alle Messe di Natale.
Là dove quattro torri del convento lanciavano al cielo la gloria e la voce delle campane rombanti, un grande lago immoto azzurreggiava d'acque profonde.
E nel profondo trasparivano velate di sogno e di mistero le torri e le mura del convento scomparso.
Ogni notte di Natale, ogni anno, quando l'Ave Maria suona dalla torre di Varsi, il lago s'increspa d'improvviso, e tra le canne sulle rive passano e s'intrecciano grandi voci di disperato lamento.
Questo, come un giorno, è il castigo che Dio ha dato ai monaci infedeli e senza pietà. |
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