Il
mio paese: CANTIGA
testo di:
Annalisa Antonietti Calautti

Così
inizia un vecchio libro in rima, stampato
nel 1905, di autore anonimo, nominando Cantiga
, per parlare della” Divota Margherita Antoniazzi
di Costa Geminiana “, che lì era nata.
Da
qualche parte, prima o poi, ritroverò anche
la poesia che compose mia nonna Fiorenza quando ero bambina e che penso
di aver tenuto: già da ragazza, anche se vivevo in un’altra regione,
volevo conservare tutto ciò che rappresentava il mio legame con il
luogo in cui sono nata.
In
questa poesia , come nell’altra, si parla
di un “paesello ben
disteso, con campi e prati” ad incorniciare le poche case, disposte in
due agglomerati e in due
abitazioni isolate, lungo la vecchia strada comunale che da Pione va a Caberra
e che passa sotto al “Castelà”.
Questo
non è un monte vero e proprio, né una collina ,
né un dosso, ed è diverso dall’ambiente intorno, sia per la forma,
che per le rocce di cui è costituito e per la vegetazione, che è
tipica dell’alta montagna, e che ora
si sta rimboschendo.
Mio
nonno Giacomo diceva che prende il nome da un
castello antico ormai crollato e sotterrato: inizialmente mi sembrava
una delle sue solite
fantasiose interpretazioni, ma adesso mi viene da pensare che, se
i toponimi significano qualcosa , perché non ipotizzare un castelliere celtico-ligure
come molti in questa zona e in tempi molto lontani?
Ecco
che anche la sua strana forma e la posizione nella valle assumono
un significato affascinante e misterioso, collegato visivamente a Pietracervara
e alla fortezza di Bardi
che si vede in lontananza…
Raggiunta
la parte alta, sembra di essere nel camminamento di ronda e lo sguardo
si estende a 360°, dall’avallamento della Dorbora
fino al solco del Ceno, al Lecca, ai monti genovesi e piacentini.
Per
non parlare della brezza che si sente e dell’atmosfera di tranquillità
e piacevole isolamento che si prova: sei solo tu,
i tuoi sensi e una fetta di bellissimo mondo!
E’
proprio da quassù che Cantiga appare come
Rio Bo della famosa poesia e si può
apprezzare ancora meglio la sua bella posizione e l’esposizione ad un
clima gradevole e leggermente ventilato che, una volta, permetteva
coltivazioni di vario tipo: dai cereali agli ortaggi, dai frutteti ai
vigneti, e foraggio per gli animali.
A Cantiga
è nata la Devota Margherita e
la Rondinara è il luogo naturale che più
si adatta ad un animo semplice, ma tenace
nel carattere e forte nel fisico, come hanno ancora oggi le donne
di queste montagne ,votato alla carità e
alla condivisione delle cose materiali e spirituali.
Margherita
è stata una donna straordinaria ed
è tuttora un grande esempio, non solo per quei tempi e non solo per i
credenti.
Un
pensiero va alla gente di Cantiga
, che, per quanto ricordi io, nei primi anni
60 era costituita da 7 famiglie,
per lo più anziani, con figli che lavoravano già lontano, sia in
Italia che all’estero: oggi ne è rimasta una,
più un uomo che vive solo. D’estate si ricompongono quasi
tutte le famiglie originarie grazie ai figli, nipoti e
pronipoti , alcune formate da quelli
che chiamiamo anche gli”Inglesi” e i “Francesi”.
Con
affetto nomino i veri “Cantigotti”: Rino
con Anna e i loro figli, che li raggiungono spesso; Claudio.
Poi,
coloro che, pur essendo nati a Cantiga,
vivono in altri paesi, ma tornano, più o meno
spesso,
al paesello con le loro famiglie: Domenico con Gina ; Paola con
Valentino; Alberto con Lisa; Gino; Luisa; Jo
con Anna ; Albeth con Carla; io
con Enzo e mia sorella Nadia con Giovanni.
Ora,
per i fine settimana , si è aggiunta la
famiglia giovane di Pietro, non originario di qua, che ha
recuperato una bella casa: l’arrivo
di nuove persone
allarga il cuore e le speranze, non solo perché è triste che i
paesi siano abbandonati, ma perché è bello condividere con altri le
bellezze e la tranquillità
di certi luoghi.
Come
Pietro,la famiglia di Rino ed Anna, che
risiede a Cantiga, e le
altre che vengono saltuariamente, hanno dei figli e nipoti più o
meno piccoli. Sono questi che hanno amato fin da subito il nostro paese,
come solo i bambini possono fare, scoprendo tutto ciò che di naturale
poteva offrire; sono coloro a cui lasceremo l’eredità di mantenerlo
così o di valorizzarlo meglio di quanto noi abbiamo saputo o sapremo
fare. E’un suggerimento e una speranza che
vorrei trasmettere anche ai miei due figli Matteo e Marco, e ai miei
nipoti Luca ed Anna.
Non
posso dimenticare tutti quelli che non ci sono più, ma che mi sembra
ancora di vedere nel paese!
Più
vicini nel tempo Mario, Francesco ed Elvira, Antonio; più lontani, la
Gigetta , col suo bel viso rubicondo, con le gambe appoggiate
alla mensola della stufa; la Maria, che non
sembrava sfiorata dal tempo, nonostante l’età avanzata; Gilò,
malfermo sulle gambe con sua moglie Adelina: abitavano in una casa che,
secondo me, è la più bella di Cantiga ,
con un terrazzamento in pietra e la pergola d’uva ; Margherita, alta e
magra; Franceschino, che viveva in una casetta di legno come quella
degli gnomi, ma anche lui aveva l’aria di un personaggio simile;
Giovanni, che abitava sotto al Castelà,
ancora oggi una posizione da favola.
Un
pensiero commosso va ai miei nonni: Giacomo, che rivedo seduto sulla
trave di legno fuori
di casa a farsi la
sigaretta con la cartina e il tabacco, e Fiorenza, abbassata a
cercare prugnoli nella “spinera “
vicino a casa. Più recente il ricordo dello zio Primo e della mia cara
mamma Rita: da lassù,
saranno contenti di sapere che
è arrivato il momento di prendermi cura di ciò che è appartenuto alla
nostra famiglia.
E
perché non tornare ancora più indietro, alla bisnonna Grandilia,
donna di grande umanità e coraggio, che ha
accudito, in tempi veramente tristi, da sola, le sue 4 figlie, più
altri nipoti orfani, ed offriva ospitalità a coloro che, passando di là,
non sapevano dove
trascorrere la notte…?
Infine
un abbraccio a tutti gli emigranti, nati a Cantiga
, che vi tornano poco o che non hanno più potuto farlo: brava
gente , lavoratori disposti ad adattarsi a ritmi ed ambienti
nuovi , lontano dalle loro tranquille montagne, ma col pensiero di
ritornarvi, prima o poi…
Così
anch’io sento la curiosità , dopo tanto
tempo, di scoprire cose che da ragazza non avrei apprezzato del tutto e
di recuperare momenti di vita semplice e naturale che hanno lasciato un
segno nel mio carattere e nelle mie aspirazioni.
Mi
sento fortunata: se non fossi nata in questo paesello, forse, non l’avrei
mai conosciuto!
Annalisa Antonietti Calautti
