Ormai
nemmeno gli ultimi vecchi montanari che abitano quelle vere e proprie ghost
towns di casa nostra - i borghi attigui a Bardi, come Caneto o
Agneto, desolati villaggi di pietra che sopravvivono in un abbandono
sinistro - il nome di Barrio dice qualcosa. Eppure, fra le leggende
secolari che circondano Bardi, quella dell'elefante di Annibale (ultimo di
trentasette) venuto a morire in solitudine sulle rive del Ceno lasciando
in eredità il proprio toponimo è stata la più dura a cedere il passo
alle verità storiche.
Adesso si
sa che il nome di Bardi risale al 600 d.C. quando un gruppo di guerrieri
longobardi, gli Arimanni, si accampa sotto le pendici dello sperone
roccioso color sanguigna che domina la zona. Nelle vicinanze vi sono un
bosco, un fiume: bastano per far venire l'idea di impiantare un villaggio.
E il castello? Bisogna attendere qualche annetto e traversare un bel pezzo
di Medioevo. In pianura imperversano i barbari, le razzie e le violenze
sono pane quotidiano. Tira brutta aria per il venerabile Everardo, vescovo
di Piacenza. Cosa di meglio che cercare scampo in un castello nuovo di
zecca innalzato su uno scoglio roccioso ripido e inespugnabile? Così fu.
Il terrore per le scorrerie dei feroci Ungari consiglia infatti al vescovo
l'ascquisto di metà della rocca di Bardi che è poi soggetta a vari
passaggi di proprietà.
Nella metà
del XIII secolo, infine, il castello va alla famiglia Landi: da quel
momento le vicende storiche ed economiche, nonchè le fortune del maniero
restano inscindibilmente legate a questa famiglia piacentina che ne fece
il proprio centro di potere per 425 anni. E' Ubertino Landi, fosco
guerriero selvaggio e indomito, ad acquistare il castello semi-distrutto
dalle incursioni del Pallavicino, signore di Piacenza, e a trasformarlo in
una fortezza.
Nel 1381
Gian galeazzo Visconti riconosce la signoria dei Landi e dal 1415 concede
loro un'autonomia completa: da quell'anno Bardi è la capitale dello Stato
Landi, comprendente il territorio dell'alta val Ceno e dell'alta val Taro.
Nel XVI poi, l'imponente maniero, per volere dell'imperatore Carlo V
diviene principato.
Una delle
zone più antiche della rocca è il mastio, risalente al 1200, in origine
adibito ad abitazione e poi trasformato in carcere. Sotto la cura dei
Landi, il castello viene trasformato da fortezza militare a dimora
signorile, mediante la realizzazione di eleganti appartamenti, affreschi,
giardini, fontane, una grande biblioteca. Voci raccontano che la rocca sia
sempre stata abitata da un gruppo di simpatici fantasmi. Non manca neppure
l'orrida sala delle torture, dove sta in bella vista la scure del boia.
Inoltre, di recente, è stato ritrovato un antico manoscritto che
testimonia l'esistenza di un tesoro sepolto nel castello.