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| Le
poesie di Antonio Ortalli
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Di
maggio
Alle
sorgenti del Ceno Di
Antonio Ortalli Nascono
dalla notte i
culmini nudi dei monti, s’immergono
nei vivi fulgori
dell’alba le
chiome della foresta… Sulla
cima del Penna grandi
nuvole pittoresche: rossastre
come rocce, frastagliate
come dirupi. Qui,
alle polle sorgive
del Ceno gorgoglianti
dall’oscurità, con
singulti gioiosi come
d’arpa, ritrovo le
mie radici lontane, nascoste
nell’abbraccio di un verde infinito.
Tramonto
sul lago (di
Varsi) Di
Antonio Ortalli Freme
il lago, al
declinar del giorno: puoi
cogliere le nubi tra
le umide mani: liquidi
il cielo e il Dosso… fluidi
gli alberi mollemente
riflessi; il
tocco degli ultimi raggi li
spoglia d’un fragile, opaco
involucro, li
svela esuberante luce, tra
i fugaci brividi delle
calme acque… Nell’amata
complicità d’un
tenero silenzio, si
apre vibrante lo sguardo al
cuore occulto delle cose, in
cui palpita eterno, sinfonico, il primo giorno della creazione…
Autunno
alla fonte della Golotta Di
Antonio Ortalli Di
nuovo l’estate si
è nel vento smarrita: tenue
il sole si sfa nel
brumoso, diffuso chiarore. Lentamente
il bosco là,
verso il Dosso in
gialli fulgori si spegne. Passate
le piogge, ricca
la fonte, dal
cuor della terra, fluisce,
sussurra, singulta,
cade sulle
fredde, umide pietre. Non
più passi, grida
gioiose, arse
voci di bimbi all’acqua
accorrenti… solo
uno spoglio ricordo, che
improvvisa folata di
fresco vento montano, come
foglia di ruggine, turbina triste nella memoria.
A
“Francesco” poeta della valceno Di
Antonio Ortalli Poesia: luce
originaria di
cui ti nutristi, stupore
incantato sulle
verdi solitudini del Dosso, sull’argento
brunito del Ceno, sul
festoso scampanìo pasquale
delle pievi, sui
fragili sogni natalizi sospesi
al presepio, nella
soavità del silenzio ovattato,
a Carpadasco. Poesia: canto
di fede al
mistero d’amore d’una
Madre, nel
tempio montano della
Fosa. Poesia: di
una valle, che sempre ti ha sorriso, nel rimpianto.
Alcune
riflessioni, in stile poetico, poco
prima di un aspro combattimento: Un
cero per Presepe
Forse
non t’eran familiari gli
antichi pastori del presepe, eppure,
in quella sera di vigilia, tornaron
le stagioni dell’infanzia, fra
il crepitio del fuoco nella veglia: portasti
auguri dai riflessi d’oro ai
contadini umili d’Osacca, nell’intimo
tepore dei tuguri. Vuoto
era il cielo del ‘43 d’angeli
sfolgoranti nel
gioioso annuncio: s’uduvan
solo parole titubanti fra
uomini di buona volontà. E
quella donna… con grato gesto, al
posto d’un “bambino”, ti
diede un sacro cero per far luce nell’oratorio
freddo e senza prete. Tu
non sapevi come: c’era un presepe, in
quel fioco lume: nacque d’incanto un’intima
preghiera… ma
già in croce era Cristo, il
giorno dopo, tra i lacerati volti dei fratelli.
ALL’”ISLA” Di
Antonio Ortalli Se
il Ceno raffrena il
suo sinuoso corso nel
gomito dell’”Isla”, è
perché io veda come
trasforma lembi
di cielo in
riflesse illusioni, come
rabbrividisce al volo di
un gabbiano che lo sfiora, come
accarezza il serico tessuto
di sabbie colorate, come imprigiona bagliori nei
placidi suoi gorghi, come propaga un brivido di pace sulle acque inquiete del meriggio.
I
CAVALLI
DEL BARIGAZZO Di
Antonio Ortalli Bradi,
immobili presso
la vetta, con
le eleganti linee, che
inquadrano lembi
d’azzurro, o
al trotto nelle verdi praterie tra
i faggi del vecchio Santuario: dall’agile
collo ai fianchi pulsanti, alle
indocili zampe, spontanei,
mirabili frutti dell’acqua,
dell’aria, della terra, del Monte Barigazzo….
IL
DOSSO
D’AUTUNNO Di Antonio Ortalli Quando
di nuovo appare, con
la linea maestosa della cima, culla
d’infanzia per vagabonde nubi, sento
lontano un riso argentino di fanciulle, sono
le voci delle sue sorgenti, delle
sue fronde canore nella brezza, che
lacera, aspra, il sogno mattutino delle avvolgenti brume dell’autunno.
AL
CASTELLO DI GRAVAGO Di
Antonio Ortalli Tesse
il mio silenzio trame
d’incerte memorie lungo
i secoli perduti, tra
oscure rovine di
sfatte, morte mura. Nudo
volto d’enigma, che
avvolge le pieghe segrete
di questa terra e
inquieta l’animo, sotto cime di mistero.
AURORA
IN VALCENO Dal
mondo azzurro, dove,
d’un tratto, appare, lieta
dissolve i
tenui confini della notte… Fulminea
danza sull’assonnato
Ceno nell’ampio
letto di Varano. Vola
il suo puro fulgore sulle
verdi balze del Dosso, sulle
spoglie “creste” tra
i faggi del Barigazzo… Bacia
il castello inebriato, custode antico di Bardi e della valle.
FOLATE
SUL LAGO
Fra
tremuli pioppi e
canne stormenti, il
vento raccoglie memorie
disperse… sull’acqua
increspata, con
lievi folate, sussurra,
ripete parole di
antiche leggende… Di
tutto l’oscuro passato, di
voci imploranti, dal
limo profondo: “Perdono,
pietà…” Non
resta che un grido di corvo, tra
fievoli stridi di rondini, nel lento imbrunire d’estate…
Di
Antonio Ortalli coronata
di crochi di settembre o
d’orchidee di primavera: tenera
polla sorgiva in una conca rupestre, da
cui slabbra cristallino un
trepido velo d’acqua gorgogliante
e canoro, dopo
i silenzi del profondo… Poi,
declinando, rapisce la luce, crea
bagliori, in contrasto con
l’ombra sovrana delle sponde. Incide
il fianco del Dosso, ne
scopre le vertebre di roccia, si
spezza, precipita sui massi in
limpide cascate spumeggianti, con
la forza trionfale dell’acqua
che va, frettolosa, lambendo
terre intrise di
storia e di leggende sciogliendosi,
infine, nel Ceno, iridescente
e fresca come chioma liberata nel vento.
VECCHIE
FOTO (Varsi
inizio ‘900) di
Antonio Ortalli Crude,
aperte piaghe le
impervie rive del Dosso, disfatte
dalle frane, slavate
dalle acque, che
mostrano la roccia… I
boschi ridotti a carbonaie dai
taglialegna poveri. Hanno
le case un’aria sonnolenta,
fuori dal tempo, qua
e là accucciate sotto
i fichi degli orti… Cercano
un riparo dal vento gli
oscuri antri dei tuguri, infreddoliti
come i vecchi. Si
stringono, in un severo abbraccio, l’antica
chiesa e il castello afflitto per
le ferite delle corrose mura. Di
lieto v’è una magra fioritura, che
avanza cauta e verdina come un ramarro sul pietrame….
"Silenzi
sul Monte Dosso" Alba
di sogno:
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