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Alle
sorgenti del Ceno
Di Antonio Ortalli
immagini
di Flavio Nespi |
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Nascono
dalla notte
i culmini nudi dei monti,
s'immergono nei vivi
fulgori dell'alba
le chiome della foresta...
Sulla cima del Penna
grandi nuvole pittoresche:
rossastre come rocce,
frastagliate come dirupi.
Qui, alle polle
sorgive del Ceno
gorgoglianti dall'oscurità,
con singulti gioiosi
come d'arpa, ritrovo
le mie radici lontane,
nascoste nell'abbraccio
di un verde infinito
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Tramonto
sul lago
(di Varsi)
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Freme
il lago,
al declinar del giorno:
puoi cogliere le nubi
tra le umide mani:
liquidi il cielo e il Dosso…
fluidi gli alberi
mollemente riflessi;
il tocco degli ultimi raggi
li spoglia d’un fragile,
opaco involucro,
li svela esuberante luce,
tra i fugaci brividi
delle calme acque…
nell’amata complicità
d’un tenero silenzio,
si apre vibrante lo sguardo
al cuore occulto delle cose,
in cui palpita eterno, sinfonico,
il primo giorno della creazione…
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I
cavalli del Barigazzo
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Bradi,
immobili
presso
la vetta,
con
le eleganti linee,
che
inquadrano
lembi
d’azzurro,
o
al trotto nelle verdi praterie
tra
i faggi del vecchio Santuario:
dall’agile
collo ai fianchi pulsanti,
alle
indocili zampe,
spontanei,
mirabili frutti
dell’acqua,
dell’aria, della terra,
del
Monte Barigazzo….
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Aurora
in valceno
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Dal
mondo azzurro, dove, d’un tratto,
appare,
lieta dissolve i tenui confini della notte…
Fulminea
danza sull’assonnato Ceno
nell’ampio letto di Varano.
Vola
il suo puro fulgore sulle verdi balze del Dosso,
sulle spoglie “creste” tra i faggi del Barigazzo…
Bacia
il castello inebriato,
custode antico di Bardi e della valle.
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Vecchie
Foto
(Varsi inizio ‘900)
Di Antonio
Ortalli
immagini
di autori
vari sconosciuti
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Crude,
aperte piaghe
le impervie rive del Dosso,
disfatte dalle frane,
slavate dalle acque,
che mostrano la roccia…
I boschi ridotti a carbonaie
dai taglialegna poveri.
Hanno
le case un’aria
sonnolenta, fuori dal tempo,
qua e là accucciate
sotto i fichi degli orti…
Cercano
un riparo dal vento
gli oscuri antri dei tuguri,
infreddoliti come i vecchi.
Si
stringono, in un severo abbraccio,
l’antica chiesa e il castello afflitto
per le ferite delle corrose mura.
Di lieto v’è una magra fioritura,
che avanza cauta e verdina
come un ramarro sul pietrame….
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Folate
sul lago
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi |
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Fra tremuli pioppi
e canne stormenti,
il vento raccoglie
memorie disperse…
sull’acqua
increspata,
con lievi folate,
sussurra, ripete parole
di antiche leggende…
Di
tutto l’oscuro passato,
di voci imploranti,
dal limo profondo:
“Perdono, pietà…”
Non
resta che un grido di corvo,
tra fievoli stridi di rondini,
nel lento imbrunire d’estate…
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Un cero
per Presepe
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi |
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Alcune
riflessioni, in stile poetico, avendo come spunto una pagina del diario di
Sergio Vida, giovane partigiano di Casalmaggiore, presente a Osacca di
Bardi la vigilia di Natale del ’43,
poco
prima di un aspro combattimento: “un battesimo di fuoco”, il giorno di
Natale, sul nostro Appennino.
Un
cero per presepe

Forse
non t’eran familiari
gli antichi pastori del presepe,
eppure, in quella sera di vigilia,
tornaron le stagioni dell’infanzia,
fra il crepitio del fuoco nella veglia:
portasti auguri dai riflessi d’oro
ai contadini umili d’Osacca,
nell’intimo tepore dei tuguri.
Vuoto era il cielo del ‘43
d’angeli sfolgoranti
Nel gioioso annuncio:
s’uduvan solo parole titubanti
fra uomini di buona volontà.
E quella donna… con grato gesto,
al posto d’un “bambino”,
ti diede un sacro cero per far luce
nell’oratorio freddo e senza prete.
Tu non sapevi come: c’era un presepe,
in quel fioco lume: nacque d’incanto
un’intima preghiera…
ma già in croce era Cristo,
il giorno dopo, tra i lacerati
volti dei fratelli.
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Al
castello di Gravago
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Tesse il mio silenzio
trame d’incerte memorie
lungo i secoli perduti,
tra oscure rovine
di sfatte, morte mura.
Nudo volto d’enigma,
che avvolge le pieghe
segrete di questa terra
e inquieta l’animo,
sotto cime di mistero
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All'Isla
Di Antonio Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Se il Ceno raffrena
il suo sinuoso corso
nel gomito dell’”Isla”,
è perché io veda
come trasforma
lembi di cielo
in riflesse illusioni,
come rabbrividisce al volo
di un gabbiano che lo sfiora,
come accarezza il serico
tessuto di sabbie colorate,
come imprigiona bagliori
nei placidi suoi gorghi,
come propaga un brivido di pace
sulle acque inquiete del meriggio.
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Autunno alla fonte della
Golotta
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Di
nuovo l’estate
si è nel vento smarrita:
tenue il sole si sfa
nel brumoso, diffuso chiarore.
Lentamente
il bosco
là, verso il Dosso
in gialli fulgori si spegne.
Passate
le piogge,
ricca la fonte,
dal cuor della terra,
fluisce, sussurra,
singulta, cade
sulle fredde, umide pietre.
Non
più passi,
grida gioiose,
arse voci di bimbi
all’acqua accorrenti…
solo
uno spoglio ricordo,
che improvvisa folata
di fresco vento montano,
come foglia di ruggine,
turbina triste nella memoria.
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Il Dosso d'autunno
Di Antonio
Ortalli
immagini
di Flavio Nespi
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Quando di nuovo appare,
con la linea maestosa della
cima,
culla d’infanzia per
vagabonde nubi,
sento lontano un riso
argentino di fanciulle,
sono le voci delle sue
sorgenti,
delle sue fronde canore nella
brezza,
che lacera, aspra, il sogno
mattutino
delle avvolgenti brume dell’autunno
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