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| Le
poesie di Beppe Conti
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HO BISOGNO DI CREDERE di Beppe Conti Ho
bisogno di credere per vivere. Ho
bisogno di credere per sperare che
i bambini uccisi dalla fame, dalla guerra, dagli orchi, siano
piccoli angeli felici che volano verso il chiarore delle stelle. Ho
bisogno di credere per sperare che
le lacrime delle donne stuprate, rese schiave, abbandonate formino
laghi di calme acque illuminate dalla luce dell’amore. Ho
bisogno di credere per sperare che
l’urlo disperato degli uomini torturati, imprigionati, umiliati sia
solo la notte che precede l’alba di un giorno senza più dolore. Ho bisogno di credere per non morire.
Lamento di un monaco-guerriero nel VII° secolo d.C. di
Beppe Conti Per
lande desolate scorre la mia vita, è giunto ormai il tempo delle grandi
solitudini. Cavalco
tra grandi spazi senza vita , dove sono cresciute enormi foreste, dove
le acque formano laghi senza fine e le brughiere corrono squallide verso
un orizzonte lontano. Attraverso
villaggi abbandonati e città
distrutte, cumuli di rovine ricoperte da alti cespugli. Passo
le mie notti accampato in buie radure cercando un Dio lontano, una fede
perduta nell’oscurità
di un cielo percorso da orrendi segni di morte e lance di fuoco, tristi
presagi dell’arrivo di nuovi crudeli barbari. Tremo
al sorgere della pallida signora del cielo, osservo
il suo trascorre cupo tra le offuscate nubi, il
suo freddo chiarore che rende ancora più sinistre le lontane macerie. E
all’alba, esausto e disperato, fuggo verso il nord, verso la mia terra
natia e remota serrata
dalla morsa del gelo, persa in una abbacinate vastità, dove
anche i famelici lupi, abbagliati dal fulgore senza confini, diventano
ciechi. È
giunto il tempo delle grandi solitudini, non si può fermare il male quando il fuoco dell’amore nulla più riscalda.
Verde
deserto di
Beppe Conti Solo
il silenzio rimane nei paesi d’Appennino, miseria
e rassegnazione ti raccontano le case crollate. Solo
il dolore è rimasto di madri perdute ed
il pianto di un figlio in lontane contrade. Solo
il vento e la pioggia sferzano le faggete mentre
un verde deserto ricopre la mia valle. Quanta
solitudine sui sentieri di campagna, nei
campi abbandonati dal lavoro dell’uomo. Quanta
tristezza sul volto dei vecchi mentre,
lentamente, la vita si spegne. Quanto
dolore nel veder morire le proprie radici giorno
dopo giorno. E
noi, inconsapevoli pellerossa in una riserva indiana, osserviamo
tramontare il sole e la speranza sul verde deserto della Valceno.
TERRA
LONTANA di
Beppe Conti Terra
d’Appennino madre di cose perdute, quanti
figli sono partiti senza più tornare, quanti
figli hanno dimenticato il tuo volto. Terra
d’Appennino madre d’alba e tramonto, quanti
villaggi dormono il sonno dell’abbandono dimenticati
nel verde cupo dei tuoi boschi. Terra
d’Appennino madre di venti e di sospiri, di
piogge e di lacrime, la tua solitudine è la mia solitudine. Terra
d’Appennino madre di neve e di bianche coltri i
tuoi silenzi sono i miei silenzi. Terra
d’Appennino, terra lontana e perduta, questa
notte un’anziana contadina ha chiuso gli occhi per sempre, questa
notte la porta di un’altra casa si è chiusa per sempre. |
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