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| Le
poesie di Luigi Vernazza tratte dal libro
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Parole Di
Luigi Vernazza Solo
parole vuote. Come
singulti Fuoriescono
da questo vestito Impermeabile, da
scuciture e strappa. Si
sprecano A
coronare discorsi Futili,
smorzano fantasia. Parole
che non trovo Rimuginano
prigioniere Nei
meandri della mente. Esplodono, con
fragore. Vorrei
capirne il suono, le
onde fluttuanti, prima
che si perdano. E io con loro.
Uno
spiraglio di luce Di
Luigi Vernazza Ricordi
vaghi. Senza
speranza vagabondo Ubriaco
d’infelicità, incespico
nella folla, cado. L’ansia
che porto dentro Fa
male, rabbuio
come la strada del
ritorno. Scorrono
marciapiedi sfiniti, mi
dibatto nelle
acque tumultuose di
torrenti in piena, non
trovo appigli. Rantola
in gola Il
respiro stentato. Lasciarmi
trascinare, abbandonarmi
a quell’orda… Inebrio. La
tua mano leggera Mi
sfiora, “uno
spiraglio di luce”. Il
viso teso Cela
lacrime respinte, parole
non dette. In
silenzio c’incamminiamo. L’alba è lontana.
Dolore Di
Luigi Vernazza Quella
macchia Rossa
nel petto Che non puoi cancellare.
Luna Di
Luigi Vernazza Buco
luminoso Nella
notte Con
frammenti di luce Tutt’attorno.
All’alba Di
Luigi Vernazza Già
avvampa il sole, in
lontananza serpeggiano fra
conche offuscate, timidi
raggi ad
arrossare nubi evanescenti, smarrite dal
vento della notte e
la luna, immusonita
di gelosia, ancora
si attarda, in
equilibrio su cime aguzze, a
saziare nettare di luce, sorbire
tiepide carezze per
poi, schiava
lasciva, impudicamente
donarsi a tutti nella notte.
Come
tenebre al sole Di
Luigi Vernazza Odore
di foglie ammuffite. Nell’aria,
sperse, fragranze
di sbocciature tardive accompagnano
i miei passi stentati fra
i chiari di luna. Brezza
mattutina Indugia
ancora Sui
prati slavati Dal
verde, su
tremuli arbusti svestiti. Un’ombra
schiva schiarisce, piano
il silenzio si
sfalda. Mi
adagio, lo
sguardo sospeso. Ti
vedo. I
tuoi occhi si schiudono Come
tenebre Al
sole. Traspare l’aurora.
Notte Di
Luigi Vernazza Occhi
cupi, affascinati, sguardo
profondo. Mi
è dolce la notte. Segreti
gelosamente nascosti. Misteri
che non trapelano. Luci
lontane si perdono In
nitide visioni. Atmosfere
magiche. Anche
i fantasmi giovanili Traspaiono giocosi.
Tramonto Di
Luigi Vernazza Visione
fluida. Fusione
della luce dorata Che
scolora Nell’ebbrezza
attonita Del
giorno che perde consistenza. Squarcio
di beatitudine. Lembo
di eternità. Un dipinto di Dio.
Se… Di
Luigi Vernazza Se
mi portasse i tuoi baci, le
tue carezze, se
mi portasse il tuo sorriso e
il tuo pianto, se
mi portasse i tuoi pensieri quando
sei lontana, amerei il vento.
Una
rosa Di
Luigi Vernazza Pensiero
profumato Che
rimane Quando
il vento Ha
spero ovunque I petali avvizziti.
Estate Di
Luigi Vernazza Nella
sera d’estate, lo
stridulo canto dei grilli ondeggia
stancamente nell’aria
stagnante, si
perde nel nulla. Le
piante, assetate, stringono
in un abbraccio disperato la
terra arsa e
l’uomo, esausto, si
trascina nella polvere in cerca di pace.
Inverno Di
Luigi Vernazza Scende
la neve, Obblio
e languedine Coprono
i boschi spogli E
campi ormai sfiniti. Il
silenzio lievita, si
materializza, le
cose si nascondono agli occhi, sfumano
i particolari… Nel
vuoto impenetrabile, assurdo, come
volo di rondini, il
suono di mille campane si spande, dilaga, penetra
i luoghi in letargo: è Natale.
La
casa dei ricordi Di
Luigi Vernazza Il
gelido vento di levante Si
insinua fra crepe del camino E
il fastidioso sibilo Spande
tremule vampe esitanti Verso
di noi, accovacciati
come gatti al sole a
stemperare amarezze. Il
ruscello, segreto Di
ingenue fantasie giovanili, assetato
nell’estate rovente, si
colma di gelidi trilli, guizza
e saltella, gorgoglia… Celata
fra mandrie mutanti Gravide
di neve, furtivamente
si specchia la luna, di
latte rappreso vestita, si
ammira, s’inebria
sorseggiando avidamente riflessi
argentati. Nel
bosco spoglio Gli
slanciati cerri, guardiani
fedeli della nostra attesa, si
sbracciano nel
duello infinito col
vento urlante della notte. E’
bello riposare Fra
mura antiche Nella
casa dei ricordi. E’ bello sognare.
In
attesa Di
Luigi Vernazza Nubi
sfiancate dal vento Smorzano,
ad intermittenza, fievoli
raggi del
sole di novembre. Spira, fra
i tremuli boschi, sottile
mestizia di distacco. Gia
la sera si sporge Ad
abbracciare il buio. Gli
alti cerri, perlati
di stelle, si
abbandonano al generoso seno di
notti conturbanti. L’inverno
si appressa. Il
mio Dosso selvaggio Pudicamente
si sfila Il
verde mantello, un
velo di nebbia fluisce in
gelide lacrime. Luci
sommesse Svelano
colori ovattati, contorni
schiariti di
ombre dimenticate si
sfanno. L’incanto
nell’aria s’invola Coi
giorni ambigui Dell’autunno
morente Ed
io, pensieri
allo sbando, indugio ancora.
Ancora
mi pesa Di
Luigi Vernazza Passi
trascinati nella polvere. Lentamente
si appressano Alla
porta socchiusa. Senza
parole, quasi con timore Gli
corro incontro. Sempre
mi sorprende mio padre, mi
abbraccia, non
delude la mia attesa. Solchi
di fatica hanno scalfito Il
viso con ricami contorti, sudore
copioso si
perde fra le rughe. Un
sorriso amaro scompare In
una smorfia non trattenuta, non
sempre sa fingere. Il
duro lavoro gli pesa, più
degli anni. Mi
sembra già vecchio. Avida
terra che tanta fatica Spremi Sono
questi i frutti Di
cui vai fiera? Ti
ha donato il cuore Mio
padre, per
troppo amore. Gli
hai preso la vita. Ancora
adesso mi è di peso Apprendere
altrove Ciò
che lui mi avrebbe dato Con
amore
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