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Sentieri


 

Riflessioni di Roberto Bertolotti


immagini di Flavio Nespi

 

   
   




P r i m o  S e n t i e r o

 

Sentiero

Via ancestrale nata dai nostri passi,

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e dai passi dei nostri padri,

e da quelli dei padri di loro.

Conservata nella memoria della terra

sino a che piedi la calpesteranno.

 

   
 




S e c o n d o   S e n t i e r o
(o delle fate)

 

In alcuni sentieri che conosco,

in boschi severi e solitari

oscuri e estranei agli uomini,

puoi a volte scorgere

le fate del bosco.

cvalle-tribulata

Camminando con umiltà,

con passo discreto e leggero,

lo sguardo basso sul tappeto di morte foglie gialle

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puoi osservarle di sottecchi:

immobili tra i fusti contorti dei faggi,

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evanescenti e striate da lucide tracce

di mucose lumache notturne,

confuse tra la terra bruna e la penombra.

Odorano di funghi umidi

lago-bino

e di rami marcescenti.

Un nido di picchio o una tana di volpe

fanno loro da riparo.

zovallo

La voce è un bisbiglio

di brezza leggera tra le foglie,

o un canto ritmato e lontano

di uccello solitario.

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Se alzi veloce lo sguardo verso di loro,

scompaiono.

 

   
   




T e r z o   S e n t i e r o

 

Un sentiero

ti porta ai bordi di un vasto prato

e scompare beffardo.

valle-tribulata

Ma pazientemente,

se lo cerchi

al limitare opposto della radura,

valle-tribulata

quasi sempre

riprende il suo cammino,

docile nel bosco.

valle-tribulata

 

   
   

 

Q u a r t o   S e n t i e r o   
(o delle ragnatele)

 

Ragnatele sottili e tenaci

sbarrano il sentiero.

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A volte l’intero ricamo

con al centro il cacciatore,

a volte solo le lunghe funi di ancoraggio

che sostengono la trappola

tesa su un ginepro a lato.

Cammino con le braccia in avanti,

dopo che le prime mi hanno avviluppato il viso.

Ragnatele umide di rugiada notturna,

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immobili nella calma foschia della radura,

testimoni che sono il primo, oggi,

a percorrere il sentiero.

 

   
   

 

Q u i n t o   S e n t i e r o
(fuori dal bosco)

 

Lastroni e blocchi di arenarie rugose, rotte e caotiche,

instabili banchi di sfasciumi devastati e fessurati

dal gelo notturno e dal sole.

valle-tribulata

Colate di azzurre argille scagliose

in calanchi arrotondati come onde marine.

valle-tribulata

Strati inclinati di pallide marne finissime

alternati a strati di rozzi conglomerati compatti

in cui affiora, bianchissimo, calcare amorfo

o brecce di calcite cristallina e luccicante.

valle-tribulata

Simulacri delle antiche e inimmaginabili spiagge

di caldi paleomari dispersi e appena percepibili

nel lontano ricordo delle nostre origini.

valle-tribulata

Repulsive ofioliti di un verde quasi nero,

rocce-serpente viscide e lucenti rigurgitate

dal ventre rovente della terra.

valle-tribulata

Canali di grigie argille plastiche e mobili,

che scorrono come ghiacciai

con le lisce superfici di attrito

messe a nudo sui fianchi.

valle-tribulata

File di appuntite lame,

come dorsi di draghi pietrificati nel sonno.

valle-tribulata

E un sentiero le attraversa.

 

   
   

 

S e s t o   S e n t i e r o

 

All’apparire della primavera

il sentiero è un rivo sinuoso

dove sul fondo

scorrono foglie morte

s.giustina-2006-021

e torpide lucertole

anziché acqua e trote,

e il piede vi affonda

sin oltre la caviglia.

Ma la luce dei faggi nudi

lo rende luminoso

anche nel bosco più fitto.

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S e t t i m o   S e n t i e r o
(rondoni all’Alpe di Succiso)

 

I rondoni sfrecciano bassi

con ali che vibrano nell’aria

zovallo

come sordo rumore di seta lacerata

e urlano con voce sottile.

Un sentiero mi ha condotto su, verso il cielo,

sino a loro.

lago-bino

 

   
   

 

U l t i m o   S e n t i e r o

 

Come la vita

il sentiero inizia leggero, ben battuto,

e prosegue facile

sulle prime salite affrontate di slancio.

valle-tribulata

Il passo diventa cadenzato e regolare, esperto.

La traccia supera boschi e valli:  a volte si perde.

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Il terreno diventa sassoso, ripido e aperto:

se guardi alle spalle puoi vedere

il percorso che hai fatto.

cvalle-tribulata

Qualcuno si ferma.

Lento prosegui, a fatica, non vedi la meta

ma sai che non è distante.

Come la vita

l’ultimo tratto è il più sofferto.

Ma ora sei arrivato.

E ti fermi.

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“È camminando che si fa il sentiero”
(libero adattamento di un verso di Antonio Machado)

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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