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La memoria del veroInevitabile perdersi Nella quieta nebbia Ove l’eco smemorata abita Di voci lontane.
Vorrei
che tutto coprisse,
il mondo ineguale
e la città estenuata
che scolora e ingrigia Solo la grotta dei monti ancora serba la memoria del
vero. Ivi s’azzurra il ginepro e la verdelucente bacca s’impigra e s’acclima
Ivi il faggio incanutisce.
E le nevi verranno. La
strada Verso sera, i montanari videro, lontane, comparire le ruspe. Un punto all'orizzonte, ancora senza rumore. I ginepri odoravano e stormivano lievi le querce fanciulle. Ma quando le ruspe aprirono la prima
carie[1] nella giogaia ormai nera di
tramonto mio padre disse: "Ci fanno
la strada". Solo allora le pernici volarono
via, i cani si accucciarono ai suoi
piedi e niente fu più come prima. Mi strinsi bambino alle sue
gambe e lui guardò l'orizzonte anche
per me, che non sapevo. Qualcuno tornò dai campi col suo carico d'erba. Arava il tramonto con la falce e scoteva la testa: traverseranno il mio prato disse e non guardò nessuno passando. Il suo sudore acre, rappreso al
legno della cesta, fu l'ultimo odore buono che
sentii prima che i camion
scaricassero, percotendo pesanti la
mulattiera, le loro rancide ferramenta
ostili. Le vecchie del villaggio non uscirono di casa. Sapevano che la loro pena non
sarebbe mutata, che la strada non le avrebbe
portate in alcun luogo, che l'oleandro sotto casa
sarebbe morto di sete. Morirono le vecchie e morì l'oleandro. Ieri è morto anche mio padre. La strada, che la sua mano incerta aveva tracciato sul catasto dei
nostri campi più belli, ha portato la sua bara in un lontano loculo grigio uguale a mille altri. Da domani, negli anni a venire, un sole inutile dalla scura carie dei monti s'affaccerà ogni giorno sui
vetri polverosi della sua casa, traversando le persiane
brecciate ed abbattendosi sulle umide
muffe indifferenti delle mappe catastali. Fra tutti io soloPiù di altri ho memoria. Più di altri ho dolore. Più di altri che non è
partito. La lontananza e il desiderio di te non ha chi resta. Fra tutti io solo sento le tue voci lontane che passano e dicono torna, io solo ascolto gli odori e i campanacci annuso discendere a sera.
sul sanguinar del cuore stupito di bellezza che sola ha ciò che è
lontano. Se nell’inclita città chiudo i miei
occhi sono ancora là
... loro
i miei monti e
anch’io la linea amata dei colli cupaverdelontana azzurra
talvolta di cielo e
di un mare mai visto.
quando ne l’onda di aghi irsuta della Costa del Cerro rimoto alle mie spalle fuggiva nell’ora che dietro
il monte scende il sole. Tornerò a vedervi s’avrò
ancora sogno se prima non m’ucciderà
questo dolore al petto. Sul muretto che io solo so voglio sedermi a ricordare per farmi ancora male delle estati morenti a
Casivecchio quando già agli studi si
tornava e il dolore del padre per lo stradello piano
camminava, e qualche sasso era calciato
via o si
taceva. Talora sparuta una bionda tortora passava sfuggita ai cacciatori e l’aratro odo ancora e la voce che lo guida; Il cane mi cercherà per
settimane e
i monti e
gli ultimi giorni dell’estate. E i suoi radi capelli nella
sera gli occhi che m’insegnano
l’amore e la tristezza muti negli ultimi passi verso
casa. E
l’uscio s’apre e già si chiude e
così sia ... Fuori trema
la luna e la lanterna non sente i pensieri tramutarsi in stelle.
Illic mea carpitur aetasNon
lasciarmi
solo alla finestra
che ai monti guarda e
delle stagioni regge l’urto
straniero sempre
più, mentre
il mio verso
che insegue il suo senso
fuggitivo e cangiante percorre
l’industriosa giornata nell’ora
sempre più tarda inutilmente. NovembreGroviglio di rami Spogli E dietro nebbia Lontano, più nulla Novembre Nebbie voci pianure Cacciatori lontani Una promessa di neve Una casa Una finestra Vetri con barbagli rossi Una magra fiamma Solo Estraneo a tutto Un sempreverde intirizzito Segreti
Il domani ignorare ed aver vago
l’oggi, almeno questo chiedevo alla mia
valle. E il suo segreto tacque
l’orizzonte che imporpora mesta la mia
sera. E il vuoto mi appreser le
colline ed il silenzio che la fine
appronta. A Robert FrostPorto le mucche a bere Vieni anche tu? Han pascolato tutto il giorno e
son tornate Riportando i campanacci serali. Hanno trovato solo Fronde E cardi Ed esauste foglie d’erba Ora hanno sete. Vieni anche tu?
[1] La “carie”, ancora oggi ben visibile, è l’incavo del Passo santa Donna sulla Bardi-Borgotaro
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