|
“SIAMO
VENUTI A CANTAR MAGGIO”
Beppe Conti
Fra
le antiche tradizioni che nel corso dei secoli contribuirono alla
formazione di una cerniera vitale tra le popolazione
dell’Appennino Tosco Emiliano, merita un posto di rilievo il Canto
del Maggio.
Il
primitivo significato simbolico e religioso dei “Maggi” trova
una conferma nella ritualità di svariate feste primaverili diffuse
sia in Italia che in altre Regioni europee. Nel Medio Evo, infatti
le “Calende di Maggio” indicavano il vero inizio della
primavera, il momento in cui la natura si risveglia e ricomincia il
suo ciclo vitale; tale ricorrenza veniva salutata con esultanza dai
giovani, che intrecciavano danze e cantavano strambotti d’amore..
Ancora oggi, il ritorno del mese di Maggio viene celebrato con feste
e cerimonie dal sapore antico: il Calendimaggio di Assisi, per
esempio, è una di queste. Molte delle feste primaverili, derivanti
dal passato, risultano caratterizzate da elementi simbolici
ricorrenti, come i ramoscelli verdi che un tempo i giovani,
accompagnati da fanciulli e ragazze, portavano processionalmente
alla porta delle loro innamorate durante la notte del primo giorno
del mese, o anche il primo sabato e la domenica successivi.
Tali
rami erano detti “Maggi” e i canti che allietavano la vivace
scorribanda prendeva il nome di “maggiolata”. Gli studiosi
affermano che risulta abbastanza ovvio che il ramoscello, le foglie
ed i fiori assumono in questo caso un significato prettamente
simbolico e rappresentano visivamente lo spirito del mondo vegetale,
che è una delle tipiche personificazioni della ritualità pagana.
Durante
il periodo della Controriforma però queste feste vennero vietate
perché viste come “un grave errore da estirpare” per le loro
ascendenze pagane e per la “corruttela morale che provocano”,
come afferma lo stesso Carlo Borromeo, vescovo di Milano, nelle
varie disposizioni che egli scrive in proposito.
Fortunatamente
l’antica usanza del maggio è continuata sul nostro territorio.
Fra i gruppi che a Bardi hanno ripreso questa tradizione, spicca
senz’altro quello di Credarola, composto da circa una quarantina
di persone comprese le donne che una volta erano escluse. Vestiti
con tanto di cappello fiorito e foulards colorati, i
“Cantamaggio” girano tutte le località delle frazioni (bedoniese
compreso) per arrivare anche a Bardi. Giunti dinnanzi ad
un’abitazione si dispongono a semicerchio ed intonano il canto,
finché la luce si accende e dalla casa gli abitanti escono per il
ringraziamento. A questo punto Angelo, il capogruppo, si avvicina ed
offre a tutte le signore e le signorine una splendida rosa.
Da
tre anni i Cantamaggio di Credarola prendono parte, con altri
gruppi provenienti dalle province di Parma, Piacenza,
La Spezia
, Genova e Massa alla “° Rassegna interregionale di gruppi di
Cantamaggio” che si è svolta per due volte nell’affascinante
borgo di Montereggio in Comune di Mulazzo (MS), ed una a Leivi (GE).
La manifestazione riscuote sempre un grande successo ed il numeroso
pubblico presente tributa calorosi applausi alle esibizioni dei
Cantamaggio di Credarola di Bardi.
La IV
^ Rassegna interregionale di Gruppi di Cantamaggio si svolgerà a
Bardi Domenica 7 Maggio 2006.
|