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IL CASTELLO DI LACORE

 tratto dal libro "Sentieri e voci" della scuola media di Varsi
servizio curato da Antonio Ortalli
fotografie di Flavio Nespi

Abbiamo letto in alcuni documenti antichi di una località sopra il Ceno che, dapprima, dal 770 all’898, è nominata casale poi, dal 907 al 917, come castello di Lacore.

Questa località doveva essere importante perché, oltre ad un suo territorio, aveva come residenti persone importanti. Nei documenti infatti sono citati un notaio, dei testimoni di atti notarili e dei proprietari di terre, oltre ad un fabbro, tutti residenti a Lacore.

In questo luogo non risultano però né chiese né cappelle e, dagli atti citati dai documenti, doveva dipendere prima da Varsi e, dopo il 900 circa, da Casanova. Quasi tutti i nomi dei residenti di Lacore citati nei documenti sono di origine longobarda.

Seguendo le indicazioni siamo andati a verificare sul posto i resti del castello. Il luogo è su un?altura naturale, un poggio che si può raggiungere sia dal Ceno (venendo dalla Gerra Cella) che dalla strada tagliafuocoche arriva da Casanova e conduce ai Rognoni. Dalla cima del poggio si ha una vista a 360°, anche se ora un po’ difficile a causa della fitta vegetazione. Si vedono bene il Groppo della Rocca e Pizzo d'Oca, Varsi e il monte Dosso, il Ceno verso Fornovo e la costa che porta al monte Carameto. Il luogo è un ottimo punto di difesa e di avvistamento e un collegamento possibile con altri punti di osservazione verso la pianura e la media val Ceno (Bardi).

Quello che rimane dell'antico castello sono delle tracce di mura esterne alla base del poggio e più interne verso la sommità. Numerosissime sono le pietre lavorate sparse lungo tutto il poggio. Le mura più elevate si vedono ancora nella zona nord e verso il sentiero che conduce al Ceno (dove molto probabilmente c'era il portone).

Si vede ancora bene nel lato sud verso il Ceno la base di una torre circolare, che è stata usata in seguito come forno per fare la calce. Sotto il prato nord sono state trovate intorno al 1900, delle tombe antiche. Mentre alcuni contadini tagliavano le radici di un albero hanno trovato due grosse pietre, le hanno scoperchiate e dentro hanno trovato due scheletri che galleggiavano.

Ci siamo chiesti per quale motivo il castello è nominato nei documenti solo per così pochi anni. In questo periodo sec.X, sono stati edificati molti castelli nella zona (il più importante è la fortezza di Bardi) per la necessità di nuovi punti di difesa soprattutto per la paura degli attacchi degli Ungari, che erano già penetrati nella pianura padana. Molto probabilmente, cadendo in seguito il pericolo, non è stato più necessario avere luoghi fortificati sparsi e così anche il castello di Lacore è andato lentamente in rovina.

Da quello che abbiamo visto, comunque, possiamo dire che più di un castello doveva trattarsi di un luogo fortificato di difesa, con scarse abitazioni e quindi con ben poche comodità.

Ci ha incuriosito il nome, che ormai è scomparso e nessuno più usa, infatti la località oggi è chiamata "Il Poggio" e lo spazio a nord "Il Campasso".

I signori Belloni, che abitano alla Gerra, dicono che tanto tempo fa tutta l'area dove adesso c'è la località Gerra, sotto il Poggio, fosse un lago formato dal corso del Ceno e dalle sue alluvioni. Dicono che scavando si trova ancora gerra (ghiaia), da qui allora la possibilità del nome Lacore da lago (lacum in latino).Una studiosa (la prof.ssa Siccardi) ricorda invece che "Lakar" in longobardo significava “accampamento” e che pertanto potrebbe essere stato una sede longobarda, un punto d’osservazione di quel periodo.

La Gerra Cella

Al di là di tutte le interpretazioni, è certo che questa zona è molto bella, panoramica, ombreggita, e facilmente raggiungibile con una non faticosa escursione. Insomma vale la pena farci una visita.

 

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