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La
memoria del nostro passato. La storia della nostra emigrazione è storia antica. “Anche gli uomini di questo comune si recano in gran numero all’Oltrepo, o nella Corsica per procacciarsi da vivere una buona parte dell’anno; donde poi fanno ritorno a primavera con qualche somma di denaro; alcuni ancora vagano per più lontani paesi con organelli, scimmie, orsi e mercerie.
Così Lorenzo
Molossi parlava di Bardi nel suo “Vocabolario topografico dei Ducati di
Parma e Piacenza –1832/34”; ed ancora soffermandosi sul territorio
comunale di Boccolo de Tassi, oggi frazione di Bardi, egli scrive: “La
popolazione è di 2474......e le case, o meglio i tuguri, ascendono a
603...........I prodotti del suolo e dell’industria sono assai tenui; il
perché molti abitanti si riducono, per 8 mesi dell’anno nell’Oltrepo
ai lavori dei campi, o delle segherie. E que’ della parrocchia di Santa
Giustina (la più popolosa del com.) vi guadagnano così in quella seconda
opera, da vivere colle famiglie loro più agiatamente di tutti gli
altri...” e, parlando specificatamente di Santa Giustina, “.....I suoi
abitanti sono molto industriosi, e per circa 8 mesi dell’anno stanno in
gran numero nell’Oltrepo a segar legname, dal qual mestiere ritraggono
da vivere assai comodamente.....”. Il
Capitano Antonio Boccia nel 1804, durante un lungo viaggio, del quale
scrisse un preciso resoconto intrapreso per ordine del Ministro Moreau de
Saint Mery, amministratore dello Stato di Parma, così descrive, il
villaggio di Strepeto, oggi nel comune di Bedonia, “......ed in
particolare Strepeto, che nel verno è abbandonato da quasi tutti gli
abitanti, comprese le donne e le fanciulle, molte delle quali vanno
accattando per La
storia dell’emigrazione è anche storia di miseria, fame e sofferenza;
Uberto Marin nel suo testo “Italiani in Gran Bretagna –C.S.I. Roma –
L’emigrazione
bardigiana e valcenese ha documentazione significativa dal Segue
la seconda fase: quella pionieristica che va dal 1880 circa all’inizio
della prima guerra mondiale. In questa fase emigrano anche gruppi
famigliari che spesso prendono il Galles come punto di riferimento
inserendosi nella ristorazione (ristoranti, gelaterie e bar); abitanti di
alcune frazioni come Gravago preferiscono puntare oltre oceano verso Stati
Uniti e Canada, altri, soprattutto gli abitanti di Boccolo Tassi vanno a
lavorare in Francia preferibilmente come fuochisti da riscaldamento,
(scaldini), durante la stagione invernale.
La
terza fase vede il fenomeno migratorio della zona allinearsi con quello
del resto della nazione nel primo ventennio del XX secolo, mentre
l’ultima fase migratoria, è da collocare nel secondo dopoguerra fino
agli anni sessanta, periodo in cui i nostri concittadini sono richiamati
all’estero sempre da motivazioni di lavoro, ma attraverso canali più
regolari e più ricchi di garanzie lavorative e assistenziali. La
storia dell’emigrazione è la nostra storia e non va dimenticata. Una
società, una comunità che dimentica il proprio passato, le proprie
radici è destinata a spegnersi. Tra
i “doveri” di chi ricopre un incarico istituzionale vi è,
naturalmente a mio avviso, anche quello di permettere alle nuove
generazioni di montagna di avvicinarsi, riscoprire il nostro passato, la
nostra storia. La
storia dell’emigrazione fa parte, deve far parte del “nostro mondo”. E’
anche questo che mi ha spinto a presentare in Consiglio Provinciale, il 3
dicembre u.s., un Ordine del
Giorno avente per oggetto: Giornata provinciale in ricordo
dell’emigrazione e degli emigranti parmensi” votato, con grande
sensibilità, da tutto il consiglio. Facendo
conoscere ai giovani anche questa parte dimenticata del nostro passato
riusciremo a far capire loro la tolleranza, ed il rispetto, l’amore per
la nostra montagna e l’impegno continuo, in tutti i campi, per il nostro
territorio in grave difficoltà in tutti i sensi. Giuseppe
Conti Consigliere
Provinciale
visita virtuale della mostra museo degli "ORSANTI">>>>>
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