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Bardi, 
il borgo torna città 
(virtuale)

 

Tratto dal Corriere.it  13 luglio 2004
Luigi Offeddu

 

Sull’Appennino parmigiano il paese più cablato d’Italia 
combatte l’emigrazione con le tecnologie avanzate


A Bardi con il computer sulle ginocchia
e la fortezza medioevale dietro le spalle
(Guatelli/Newpress)

Bardi, il borgo torna città (virtuale)

«Vivere sui monti senza rinunce». 
Dal manager al macellaio: tutti usano la Rete. 
«Così i giovani non vanno via»

DAL NOSTRO INVIATO

BARDI (Parma)
 «Prete, si chiama prete»,
dice il presidente dell’Ibm.
 Indica la farfalla sul balcone: 
«Vede? Ha la pancia nera e il collarino bianco. 
Come una tonaca, appunto. 
Qui ce n’erano a milioni, quand’ero bambino. 
Anche ora, però».

foto inserita da valcenoweb

 

 Poi dà un’occhiata al maxischermo sul davanzale, alle immagini che rimbalzano dal satellite: «Stiamo facendo la mappatura del territorio». E il territorio è qui davanti: il fiume Ceno, i boschi pieni di ghiri e caprioli, le casette intorno al castello di Bardi dove nel 1199 viveva un tale Odo Pontremolus, che un atto notarile ha strappato alla macina del tempo; il mulino dove 140 anni fa sgobbava nonno Giovanni; e da dove ora risale il mugnaio suo nipote, con i pantaloni rimboccati al ginocchio: «Ciao, Robe’», lo saluta dal terrazzo Andrea Pontremoli, 45 anni, presidente e amministratore delegato dell’Ibm Italia, moglie bradigiana e cinque figlie che vivono da sempre in paese (ieri le ha portate tutte al circo Rossi a vedere il mangiafuoco e il pagliccio «che sono sempre gli stessi da tanti anni»).

Roberto e Andrea sono fratelli, nati qui come il resto della stirpe. L’uno, rimastovi: senza telefonino né computer, con la sapienza del grano e dell’acqua. L’altro, andato per il mondo. E tuttavia, anch’egli rimasto: «Perché, che cosa è il mondo oggi? Questo posto, l’Italia, l’Europa, che cosa sono, al tempo di Internet?». Risposta teorica: «Un solo ambiente, attraversato e riunito da quel ponte trasversale che è l’informatica, il trasferimento rapido di informazioni». Risposta pratica: Bardi, 2.580 anime e 2.300 mucche a 625 metri di quota sull’Appennino fra Emilia e Lombardia. Terra di castagne povere, culatelli ricchi e fantasmi burloni - come quello che ancora gigioneggia nel locale castello - mille anni fa Stato autonomo che batteva moneta; un secolo fa montagna dannata dall’emigrazione all’estero, a Londra come in Argentina; oggi, il paese più cablato, più online , di tutta l’Italia, grazie a un progetto lanciato 4 anni fa: «Ma "cablato", " online ", sono termini riduttivi - spiega Pontremoli - il nostro sogno è qualcosa di più: un paese dove, da qualsiasi angolo e qualsiasi abitazione, ci si possa collegare ad altissima velocità con ogni altro punto della terra, trasferendo e ottenendo informazioni e servizi ad alto livello, costruendo possibilità di lavoro e una migliore qualità di vita, attirando creatività e competenze, anche quelle delle migliaia di bardigiani emigrati nel mondo, offrendo una sola struttura trasversale per gli ambiti più diversi». Questa - aggiunge - era già una comunità in declino (negli anni ’50, gli abitanti erano il quintuplo di oggi) «ma resta pur sempre una comunità vera, e viva, non un villaggio morto come quelli dove si sono tentati altri esperimenti un po’ artificiosi di "vita telematica"».

I romani chiamavano queste terre «pagus salutaris», luogo salubre, per l’aria e l’acqua buona: la speranza è che aria buona e tecnologia - cioè la qualità della vita - tornino a fare da calamita o servano da catapulta di idee per il resto del mondo. Qualcuno ha già risposto: uno dei guru dell’informatica milanese atterra quasi ogni settimana nel piccolo aeroporto costruito quassù; per vacanza, per studio, per lavoro? Per tutti e tre: o come dice Pontremoli, «il massimo è viaggiare per piacere, e lavorare dove ti piace». Il progetto ha coinvolto finora le amministrazioni pubbliche, la fondazione Ibm, e praticamente ogni cittadino che non si trovi ristretto in una culla: dal sindaco Pietro Tambini al macellaio Daniel, tornato da Parigi dopo 20 anni di emigrazione, alla signora Giovanna, laureata in economia e dirigente di aziende multinazionali, oggi pensionata trapiantata quassù e più di prima tuffata nel lavoro, proprio per via del «sogno».

Risultati e obiettivi fino a questo momento: il Comune, collegato da una linea Hdsl, come snodo centrale già a disposizione di tutti; il Palazzo Maria Luigia, teatro cinquecentesco trasformato in centro multimediale - congressi, spettacoli, biblioteca - che già ospita un call center e che offrirà a specialisti e no un sistema di collegamento Wi-Fi (senza cavi) ad alta velocità; un ponte-radio (2 megabit, si punta ai 100); un collegamento satellitare (11 megabit); il piccolo aeroporto, più un eliporto; il premio «Bardi web Awards», assegnato ai migliori siti della Rete, che l’altra sera, per le premiazioni, ha portato fin qui seicento persone da tutto il mondo; e in prospettiva, un computer in ogni casa, scuola, fattoria.
Quattro progetti già operativi: Stato, scuola, lavoro, ambiente. Il primo è quasi come la reggia di Shangrila, o l’uccello del paradiso (bellissimi, ma poi provaci tu a scovarli): «Come portare lo Stato al cittadino»; e portarlo qui, fra questi monti, che spesso la neve tormenta per metà dell’anno.

Sarà possibile grazie a Wi-Fi, dicono i sognatori di Bardi. Perché la rete locale sarà a disposizione dello Stato, ma anche di ogni cittadino. Esempio: «Un geometra di qui, per condurre il cantiere di un alberghetto, deve scendere fino al catasto di Parma per chiedere i permessi, poi andare magari al ministero del turismo, e così via. Domani, tutto questo gli sarà risparmiato». Poi, il progetto scuola che coinvolge 600 ragazzi nelle comunità montane del Parmigiano (classi «fisiche» seguite da un tutor per le materie di base, con tutte le altre lezioni su Internet) e ha riportato sui banchi telematici gli adulti con la sola licenza media; e il progetto lavoro: il call-center che già impiega una trentina di casalinghe, una ditta - la Harimann (da «Arimanni», i primi Longobardi conquistati da questi boschi) che produce software. Infine, l’ambiente, con il «progetto Orchidea»: decine di giovani hanno censito 53 specie di orchidee selvatiche fra i boschi, e le cappelle votive, i sentieri, le fonti: «Domani sarà tutto su un palmare - spiegano al Comune - a disposizione del turista».
«Bardi», secondo le leggende, viene da «Bardus»: l’elefante prediletto da Annibale, e morto qui durante la discesa dalle Alpi; in suo ricordo, Annibale avrebbe fondato una colonia.

Ma «bardigianità» è anche sinonimo di fedeltà (un cane e la parola fidelitas stanno nello stemma locale) e di testardaggine montanara: qui si scannarono guelfi e ghibellini, qui i Farnese - «figli del papa Paolo III, e nobili quanto sono nobili i tori spagnoli», ancora ghignano gli storici locali - cercarono invano di farsi ben volere. Qui c’è il bardigiano, cavallo rustico che vive di niente: come i contadini di un tempo, che campavano a polenta, castagne e brodo. Qui si mangia il «salame gentile» - fatto con l’intestino tenue - e da qui partirono Frank Berni, l’emigrato inventore delle «happy hours» nei suoi 259 alberghi inglesi; o i fratelli Civetta, padroni della seconda azienda al lavoro nei cantieri di Ground Zero, a New York. Figli, nipoti e bisnipoti tornano ancora.

Come Pontremoli. Che è sempre arrivato
ogni fine-settimana, da Parigi, o Berlino. E che ancora continua a farlo, stregato dal suo stesso sogno. «Da questo balcone, su questo maxischermo, lei può riunire i colleghi in ogni angolo del mondo. O comprare una casa negli Stati Uniti. Dirigere un’azienda. O fondarne un’altra». O scoprire un «prete», la farfallina bianca e nera che che adesso svolazza sul padellone del satellite.

foto inserita da valcenoweb

 

 

 

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