DAL NOSTRO INVIATO
BARDI (Parma)
«Prete,
si chiama prete»,
dice
il presidente dell’Ibm.
Indica la farfalla sul balcone:
«Vede? Ha
la pancia nera e il collarino bianco.
Come una tonaca, appunto.
Qui
ce n’erano a milioni, quand’ero bambino.
Anche ora, però».
foto inserita da
valcenoweb
Poi dà
un’occhiata al maxischermo sul davanzale, alle immagini che
rimbalzano dal satellite: «Stiamo facendo la mappatura del
territorio». E il territorio è qui davanti: il fiume Ceno, i
boschi pieni di ghiri e caprioli, le casette intorno al castello di
Bardi dove nel 1199 viveva un tale Odo Pontremolus, che un atto
notarile ha strappato alla macina del tempo; il mulino dove 140 anni
fa sgobbava nonno Giovanni; e da dove ora risale il mugnaio suo
nipote, con i pantaloni rimboccati al ginocchio: «Ciao, Robe’»,
lo saluta dal terrazzo Andrea Pontremoli, 45 anni, presidente e
amministratore delegato dell’Ibm Italia, moglie bradigiana e
cinque figlie che vivono da sempre in paese (ieri le ha portate
tutte al circo Rossi a vedere il mangiafuoco e il pagliccio «che
sono sempre gli stessi da tanti anni»).
Roberto e
Andrea sono fratelli, nati qui come il resto della stirpe.
L’uno, rimastovi: senza telefonino né computer, con la sapienza
del grano e dell’acqua. L’altro, andato per il mondo. E
tuttavia, anch’egli rimasto: «Perché, che cosa è il mondo oggi?
Questo posto, l’Italia, l’Europa, che cosa sono, al tempo di
Internet?». Risposta teorica: «Un solo ambiente, attraversato e
riunito da quel ponte trasversale che è l’informatica, il
trasferimento rapido di informazioni». Risposta pratica: Bardi,
2.580 anime e 2.300 mucche a 625 metri di quota sull’Appennino fra
Emilia e Lombardia. Terra di castagne povere, culatelli ricchi e
fantasmi burloni - come quello che ancora gigioneggia nel locale
castello - mille anni fa Stato autonomo che batteva moneta; un
secolo fa montagna dannata dall’emigrazione all’estero, a Londra
come in Argentina; oggi, il paese più cablato, più online , di
tutta l’Italia, grazie a un progetto lanciato 4 anni fa: «Ma
"cablato", " online ", sono termini riduttivi -
spiega Pontremoli - il nostro sogno è qualcosa di più: un paese
dove, da qualsiasi angolo e qualsiasi abitazione, ci si possa
collegare ad altissima velocità con ogni altro punto della terra,
trasferendo e ottenendo informazioni e servizi ad alto livello,
costruendo possibilità di lavoro e una migliore qualità di vita,
attirando creatività e competenze, anche quelle delle migliaia di
bardigiani emigrati nel mondo, offrendo una sola struttura
trasversale per gli ambiti più diversi». Questa - aggiunge - era
già una comunità in declino (negli anni ’50, gli abitanti erano
il quintuplo di oggi) «ma resta pur sempre una comunità vera, e
viva, non un villaggio morto come quelli dove si sono tentati altri
esperimenti un po’ artificiosi di "vita telematica"».
I romani
chiamavano queste terre «pagus salutaris», luogo salubre,
per l’aria e l’acqua buona: la speranza è che aria buona e
tecnologia - cioè la qualità della vita - tornino a fare da
calamita o servano da catapulta di idee per il resto del mondo.
Qualcuno ha già risposto: uno dei guru dell’informatica milanese
atterra quasi ogni settimana nel piccolo aeroporto costruito quassù;
per vacanza, per studio, per lavoro? Per tutti e tre: o come dice
Pontremoli, «il massimo è viaggiare per piacere, e lavorare dove
ti piace». Il progetto ha coinvolto finora le amministrazioni
pubbliche, la fondazione Ibm, e praticamente ogni cittadino che non
si trovi ristretto in una culla: dal sindaco Pietro Tambini al
macellaio Daniel, tornato da Parigi dopo 20 anni di emigrazione,
alla signora Giovanna, laureata in economia e dirigente di aziende
multinazionali, oggi pensionata trapiantata quassù e più di prima
tuffata nel lavoro, proprio per via del «sogno».
Risultati
e obiettivi fino a questo momento: il Comune, collegato da
una linea Hdsl, come snodo centrale già a disposizione di tutti; il
Palazzo Maria Luigia, teatro cinquecentesco trasformato in centro
multimediale - congressi, spettacoli, biblioteca - che già ospita
un call center e che offrirà a specialisti e no un sistema di
collegamento Wi-Fi (senza cavi) ad alta velocità; un ponte-radio (2
megabit, si punta ai 100); un collegamento satellitare (11 megabit);
il piccolo aeroporto, più un eliporto; il premio «Bardi web Awards»,
assegnato ai migliori siti della Rete, che l’altra sera, per le
premiazioni, ha portato fin qui seicento persone da tutto il mondo;
e in prospettiva, un computer in ogni casa, scuola, fattoria.
Quattro progetti già operativi: Stato, scuola, lavoro, ambiente. Il
primo è quasi come la reggia di Shangrila, o l’uccello del
paradiso (bellissimi, ma poi provaci tu a scovarli): «Come portare
lo Stato al cittadino»; e portarlo qui, fra questi monti, che
spesso la neve tormenta per metà dell’anno.
Sarà
possibile grazie a Wi-Fi, dicono i sognatori di Bardi. Perché
la rete locale sarà a disposizione dello Stato, ma anche di ogni
cittadino. Esempio: «Un geometra di qui, per condurre il cantiere
di un alberghetto, deve scendere fino al catasto di Parma per
chiedere i permessi, poi andare magari al ministero del turismo, e
così via. Domani, tutto questo gli sarà risparmiato». Poi, il
progetto scuola che coinvolge 600 ragazzi nelle comunità montane
del Parmigiano (classi «fisiche» seguite da un tutor per le
materie di base, con tutte le altre lezioni su Internet) e ha
riportato sui banchi telematici gli adulti con la sola licenza
media; e il progetto lavoro: il call-center che già impiega una
trentina di casalinghe, una ditta - la Harimann (da «Arimanni», i
primi Longobardi conquistati da questi boschi) che produce software.
Infine, l’ambiente, con il «progetto Orchidea»: decine di
giovani hanno censito 53 specie di orchidee selvatiche fra i boschi,
e le cappelle votive, i sentieri, le fonti: «Domani sarà tutto su
un palmare - spiegano al Comune - a disposizione del turista».
«Bardi», secondo le leggende, viene da «Bardus»: l’elefante
prediletto da Annibale, e morto qui durante la discesa dalle Alpi;
in suo ricordo, Annibale avrebbe fondato una colonia.
Ma «bardigianità»
è anche sinonimo di fedeltà (un cane e la parola fidelitas
stanno nello stemma locale) e di testardaggine montanara: qui si
scannarono guelfi e ghibellini, qui i Farnese - «figli del papa
Paolo III, e nobili quanto sono nobili i tori spagnoli», ancora
ghignano gli storici locali - cercarono invano di farsi ben volere.
Qui c’è il bardigiano, cavallo rustico che vive di niente: come i
contadini di un tempo, che campavano a polenta, castagne e brodo.
Qui si mangia il «salame gentile» - fatto con l’intestino tenue
- e da qui partirono Frank Berni, l’emigrato inventore delle «happy
hours» nei suoi 259 alberghi inglesi; o i fratelli Civetta, padroni
della seconda azienda al lavoro nei cantieri di Ground Zero, a New
York. Figli, nipoti e bisnipoti tornano ancora.
Come Pontremoli. Che è sempre arrivato ogni fine-settimana,
da Parigi, o Berlino. E che ancora continua a farlo, stregato dal
suo stesso sogno. «Da questo balcone, su questo maxischermo, lei può
riunire i colleghi in ogni angolo del mondo. O comprare una casa
negli Stati Uniti. Dirigere un’azienda. O fondarne un’altra». O
scoprire un «prete», la farfallina bianca e nera che che adesso
svolazza sul padellone del satellite.
foto inserita da
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