Francesco Zanetti
poeta e scrittore della valceno


note tratte dagli studi di Arturo Credali
servizio tratto da "COENUM" di Giovanna Credali
"...tu nato a viver libero sui liberi monti
nativi
...non dimenticare la tua valle nè le sue antiche indipendenti genti
montane ..."
(La Canzone del Monte e altre liriche)
Così i versi di Francesco Zanetti ci rimandano
l'immagine di un uomo, che, nel corso di una vita errabonda e non sempre
facile, ha saputo mantenere uno stretto e coerente legame con le sue
origini, con un ambiente "di nobili tradizioni, ove religione,
cultura, ospitalità erano tenute nel massimo onore", ove si aveva un
fortissimo senso della famiglia, dell'amicizia e non si era soliti esibire
ideali per il proprio tornaconto.
Le vicende umane di Francesco Zanetti ce ne danno conferma.
Nato a Carpadasco nel 1870, scelse molto presto la lunga strada del
giornalismo; dopo soli due anni di tirocinio presso L'osservatore
Cattolico di Milano, lo troviamo a Piacenza a dirigere L'Amico del
Popolo.
Si era nel 1898; da poco si era conclusa la guerra con l'Etiopia di
Menelik ed era ancora vivo il ricordo dei morti dell'Amba Alagi e di Adua.
Era l'anno delle repressioni di Bava Beccaris a Milano, dell'ascesa al
governo del generale Luigi Pelloux e delle sue proposte di leggi speciali
per limitare la libertà di stampa e di associazioni (bloccate poi in
Parlamento), era il periodo delle massicce emigrazioni dettate dalla
miseria.
Francesco Zanetti non era uomo da tacere e così entrò presto in
conflitto con le autorità civili, rischiando anche l'arresto, e fu
costretto ad abbandonare la direzione del giornale.
Fra gli scritti, che gli costarono questo brillante avvio di carriera il
prof. Arturo Credali annoverava nei suoi studi una lunga lirica
"Primo Maggio Classico e Primo Maggio Moderno", una poesia che,
per essere compresa, deve essere inquadrata nel periodo storico in cui fu
scritta:
"Voi che su'l ma fuggite la terra dei padri
de le dolci memorie,
Voi che, sudanti, il sole percuote ne'l campo e pensieri
matura in cuore d'odio,
e voi che ne'l lungo lavoro de'l giorno accompagna
lo stridor de le macchine
levate un grido:
il mondo è vuoto di anime, l'eco
risonerà terribile...."
(La valceno nella poesia di Francesco Zanetti)
Dopo l'esperienza piacentina, il giornalista collaborò
con L'avvenire d'Italia di Bologna, con Il Momento di
Torino, di nuovo con L'avvenire d'Italia: la sua cultura e le
capacità professionali gli aprirono le strade del lavoro, la sua
dirittura morale, il rifiuto che opponeva ai condizionamenti ed ai
compromessi lo riportavano sovente a Carpadasco.
| Carpadasco "la
corte dei Zanetti nel l'800" |
Dal 1911 entrò a far parte dell'Osservatore Romano, prima come
redattore, poi come caporedattore.
"L'abilità professionale, la rettitudine del carattere, l'indole
espansiva, che si arrichiva di una vena vivace ed arguta, l'estro poetico
lo resero ben presto un elemento indispensabile per la vita di un
quotidiano di struttura piuttosto tradizionale, qual'era l'Osservatore
Romano.
Nelle varie sale di redazione portava il suo buon umore, il suo gusto,
quel brio che elargiva un pò a tutti, come una improvvisa ventata di
marzo..
Spirito colto, artista di squisita sensibilità, Francesco Zanetti ha
considerato il giornalismo come apostolato.."(Ibid., p.20)
Carpadasco, la grande, felice casa dell'infanzia era ormai perduta per
la famiglia Zanetti, Roma era diventata la seconda patria di Francesco e
con la bellezza dei suoi monumenti ed il fascino delle sue memorie lo
avevano conquistato, ma non reso dimentico, nè cambiato nella sostanza.
Giunto alla fine della sua carriera, per alcune poesie satiriche fu
esonerato dalla funzione di caporedattore.
"Libero in voce intendo libero cuore" aveva scritto nel II Canto
della "Canzone del Monte" ed il cuore del poeta non sembra
proprio che sia stato mai schivo del desiderio di fama e ricchezza.
Vi era in lui una tensione verso la spiritualità e la libertà, che è
anche sensibilità, rispetto dell'uomo, generosità, abnegazione, che è,
in definitiva, poesia.
"E questa poesia -ci ricorda Francesco Barilli- è pure bellezza e
bontà dei contenuti, musicalità del verso, nitore della lingua.
....Per tutti resta l'impegno a non lasciar cadere
nell'oblio l'opera del Poeta Zanetti e a mantenere desta l'attenzione
delle autorità competenti sull'antichissimo complesso di Carpadasco, che,
in mezzo all'indifferenza generale, sta andando incontro ad una
irrimediabile rovina.
| La casa di Francesco Zanetti a Carpadasco
tratto
da
"la canzone del monte"
di Francesco
Zanetti
...Carpadasco
là in alto
con le chiare fontane,
coi cento colombi sui tetti,
coi fioriti giardini,
coi lauri stormenti e le mura
da lungi nereggianti,
oscuro pensiero d'un giorno....
|
alcune poesie
|
Sera di maggio
di
Francesco Zanetti
Passata
è la pioggia; è una sera
di maggio, io ascolto squittire
le rondini; la primavera
comincia nei fieni a languire.
E
cala sul core un arcano
desire di torbido pianto;
perchè? Non lo sò: ed è vano
cercare la fonte del pianto.
E
penso; dal candido fiore
verrà giù il bel frutto di sangue;
mia vita, così nel dolore
la gioia s'intorbida e langue.

|
|
|
Madonna
della Fosa
di
Francesco Zanetti
Madonna
della Fosa
che gurdi la valle del Taro,
che guardi la valle del Ceno,
e innanzi a t'è il Dosso imminente
in verde solitudine;
Madonna
della Fosa
che, in grigio contorno di rupi
di sfatto sassame, di vepri,
eretta su l'alto pilone
bianchi sorridi e preghi,
vedi,
oltre il bosco, vedi,
in fondo, tra i campi, tra i prati,
di presso la frana minante,
co i tetti e le mura svariare
Carpadasco lontano?
Vien
da Contile un'onda
di stanche campane lontane
che passa, dilegua, si sfà;
e giù da San Rocco singulta
roca una campanella:
Campane
di Contile
che, a festa il battesimo, un giorno
di luglio, sonaron per me:
campane che a morto, a San Rocco,
tintinnerrà per me!...
Il sol fa mulinello
con presti fulgori e bagliori
su i vetri di case lontane:
un qualche fumacchio svapora
e vagola la giù.
Ove,
o pensier, mi porti
con l'acre desire, col' sogno,
co'l van ricordare dolente?
I lauri di Roma stormenti
non mi fanno scordare...
Lento
il pensier si snoda
da l'algida stretta de li anni:
ma i monti lontani se penso
de l'aspro Appennino nativo
ancora balena e sprizza.
Fà
che il mio cuore, in fiamma
d'amore, sempre arda, piropo
fulgente, d'innanzi al rupestre
tuo santo sacello montano,
Madonna della Fosa.
|
|
|
A “Francesco” poeta della
valceno
di
Antonio Ortalli
Poesia:
luce originaria
di cui ti nutristi,
stupore incantato
sulle verdi solitudini del Dosso,
sull’argento brunito del Ceno,
sul festoso scampanìo
pasquale delle pievi,
sui fragili sogni natalizi
sospesi al presepio,
nella soavità del silenzio
ovattato, a Carpadasco.
Poesia:
canto di fede
al mistero d’amore
d’una Madre,
nel tempio montano
della Fosa.
Poesia:
senso d’arcana bellezza
di una valle, che sempre
ti ha sorriso, nel rimpianto
|
|
|