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LA NOSTRA MARCINELLE

 di Beppe Conti

Nel 1946 l’Italia e il Belgio firmarono una convenzione che prevedeva, tra l’altro, l’invio di 2500 chili di carbone al mese ogni 1000 operai italiani emigrati. Un accordo “uomo-carbone” siglato dall’Italia che non era in grado di assicurare lavoro a tutti.  

E così tra il 1946 e il 1957 arrivarono in Belgio 140 mila uomini, 17 mila donne e 29 mila bambini. “I musi neri”, com’erano chiamati i lavoratori a causa della polvere di carbone che ricopriva i loro corpi, venivano avviati ad un lavoro pericolosissimo privi di ogni preparazione e alloggiati in strutture fatiscenti. Quei lavoratori erano trattati come bestie, costretti a lavorare in cunicoli alti appena 50 centimetri .

L’otto agosto 1956 a Marcinelle (Belgio) nel buio della miniera, a centinaia e centinai di metri sotto terra, mentre erano al lavoro minatori emigranti di varie nazioni, polacchi, greci, portoghesi e italiani  (tanti italiani) a causa di un errore umano, forse un carrello sfuggito ad un minatore, a 975 metri , che aveva tranciato un filo elettrico sistemato accanto al tubo dell’olio, a causa delle scintille provocate dall’attrito, si propagò un incendio che divampò come una miccia in tutte le condotte sotterranee. 

I morti furono 262 e di questi 136 erano italiani, alcuni mai ritrovati altri sepolti con la scritta “inconnu” (ignoto), altri ancora identificati grazie ad un monile o alla lampada. A Marcinelle, nel 50° anniversario della catastrofe, a rappresentare l'Italia al Bois du Cazier vi era il viceministro per gli Italiani all'Estero Franco Danieli che  ha inaugurato una targa in omaggio delle vittime. Danieli ha anche presentato il volume dal titolo "Marcinelle: 50 anni dopo"- Folta anche la rappresentanza delle Regioni,( erano presenti, fra gli altri, il Presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli ed il dr. Romeo Broglia membro della Consulta dell’Emigrazione per la Regione Emilia Romagna e funzionario provinciale incaricato), e dei Comuni italiani maggiormente toccati dalla tragedia, oltre alle tante associazioni di ex minatori italiani presenti in Belgio, alle varie associazioni degli italiani del mondo venute anche dall’Italia e ad una nutrita rappresentanza del Corpo degli Alpini.

Franco Danieli nel suo intervento  ha detto: "I minatori caduti a Marcinelle sono sì eroi del lavoro, ma anche cittadini italiani che si sono recati in Belgio per cercare il lavoro che in Italia non c'era. Sono stati 27 milioni gli italiani in giro per il mondo, questa esperienza ci deve insegnare a capire oggi gli immigrati che vengono a cercare lavoro in Italia". "Un insegnamento in nome dell'identità e della diversità ", ha aggiunto Danieli.

 Marcinelle 50 anni dopo è un ricordo che deve essere legato all'attualità ed un insegnamento utile per le nuove generazioni e per un' Italia che é passata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazioni. "Marcinelle è stata una tragedia che ha segnato una tappa importante - ha dichiarato Danieli -. Dopo Marcinelle, è stato infatti avviato il primo tentativo di formulare una legislazione europea sul lavoro. Ma è stato anche un momento che ha contribuito a creare un senso di identità italiana ed europea". "E' legittimo l'aspetto sentimentale del ricordo - ha affermato -, ma è importante attualizzarlo traducendolo in insegnamenti concreti e con poca retorica, rivolti in particolare alle nuove generazioni".
Per onorare e ricordare i nostri emigranti, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel maggio 2005 decretò, su proposta del ministro dell'Interno, il conferimento della medaglia d'oro al Merito Civile ai 136 minatori italiani morti nella miniera.

La motivazione delle medaglie d'oro recita per ciascuna delle vittime: ''Lavoratore emigrato in Belgio, in seguito alla tragica esplosione di gas verificatasi nella miniera di carbone di Marcinelle, rimaneva bloccato, in un pozzo a più di mille metri di profondità, sacrificando la vita ai più nobili ideali di riscatto sociale. Luminosa testimonianza del lavoro e del sacrificio degli italiani all'estero, meritevole del ricordo e dell'unanime riconoscenza della Nazione tutta “. Prima dell'onorificenza, nel 2001, su proposta dell’allora Ministro Mirko Tremaglia, proprio in nome delle vittime di Marcinelle il governo aveva istituito la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo.

La nostra Comunità era già stata molto sensibile alle parole che, nell’anno 2002, sempre il nostro Presidente Ciampi, aveva pronunciato in occasione della Sua visita in Belgio: “ La Repubblica Italiana non dimentica i suoi lavoratori che hanno perso la vita per guadagnare un pezzo di pane lontano da casa”. “La tragedia di Marcinelle – sottolineò il Presidente della Repubblica – fece, per la formazione di una coscienza europea, più di quello che avevano fatto tutti i trattati firmati in quegli anni. Quei lavoratori che lasciarono le loro terre per emigrare in cerca di lavoro varcando frontiere secolari, recentemente abbattute, furono i primi costruttori di un’Europa unita, i primi cittadini europei. Come tali li ricordiamo e rendiamo omaggio al loro sacrificio e alla loro memoria”.

Sono state proprio queste commoventi e sentite parole che hanno dato lo spunto al Comitato pro vittime Arandora Star di Bardi , nell’anno 2005, di inoltrare domanda alle competenti autorità governative affinché anche agli italiani periti sulla nave in quella che potremmo senz’altro definire “la nostra Marcinelle” venga conferita la medaglia d’oro al valore civile.

Dopo il parere positivo espresso dalla Prefettura di Parma, la domanda è ora all’esame della Commissione del Ministero dell’Interno che segue le onorificenze al Valore Civile  e presso i competenti uffici dell’Ambasciata Italiana a Londra. Sicuramente il cammino non è semplice dal punto di vista “burocratico” irto di difficoltà, ma un riconoscimento così importante agli emigrati italiani periti in quel tragico 2 luglio 1940 sull’Arandora Star sarebbe un vero ed importante riconoscimento non soltanto al dolore ancora vivo in tante famiglie che, per troppi anni, si sono sentite abbandonate da tutti, ma anche un riconoscimento all’importanza che l’emigrazione ha avuto anche per le nostre comunità appenniniche che, come gli emigrati italiani in Belgio, scelsero oltre ad altre nazioni europee ed extraeuropee anche la Gran Bretagna per cercare lavoro ed un futuro di speranza per le famiglie; è sicuramente questo uno dei messaggi “forti” che possiamo lanciare alle nuove generazioni italiane che non conoscono a fondo questa parte fondamentale della storia italiana recente.  

 

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