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LUIGI MARCHINI "DARIO"

Luigi Marchini, nasce a Sidolo Bardi il 22 dicembre 1921.
Terminati gli studi
liceali, nel 1940 si iscrive alla facoltą di medicina e chirurgia
dell'universitą di Parma.
Dopo pochi mesi č chiamato alle armi e inviato al corso allievi ufficiali
dove consegue il grado di sottotenente.
Nell'autunno del 1941 i militari studenti in medicina sono messi in
congedo per dar loro lla possibilitą di proseguire gli studi: Marchini
torna a Parma e ritrova Flaminio Musa; entrambi saranno presentati a
Giuseppe Pellegri, che li mette in contatto con l'organizzazione
clandestina.
Dopo la lotta partigiana
si laura e inizia l'attivitą
professionale a Bardi, il 28 ottobre 1947 nella chiesa di Monastero di
Gravago si sposa.
E nel settembre 1950, il 9, nasce la figlia Angela "Lina".
Nel 1960 si trasferisce a Parma, mantenendo la carica di consigliere
comunale di Bardi sino al 1980.
E' contemporaneamente eletto in consiglio provinciale come indipendente
nella lista del PCI e ricopre la carica di assessore all'agricoltura e
montagna: questo mandato si conclude nel 1975 quando č eletto consigliere
regionale.
Nel 1972 si era sciolto il PSIUP di cui era vicesegretario
provinciale: aderisce pertanto al PCI ed č eletto nel comitato federale.
Muore improvvisamente il 19 settembre 1980 e viene sepolto nel piccolo
cimitero di Sidolo; accanto a lui riposa la moglie Mariella Barbuti.
Dopo l'8 settembre 1943 Marchini tenne i
collegamenti tra la montagna e il PCI clandestino e nell'aprile del '44
gli venne affidato il comando della 12° Brigata Garibaldi Parma
| Parma 9 maggio 1945 Comando della
divisione Valceno |
(la sola allora esistente in territorio
parmense), insieme a Flaminio Musa commissario politico: l'impulso č tale
che il 10 giugno del 1944 i reparti della 12° liberano la valceno; la
prima nell'Italia del nord ad essere proclamata "Zona Libera".
Nel dicembre 1944 la 12° č spostata in val parma: Marchini rientra in
valceno e costituisce la 135° Brigata Garibaldi, partecipando alla
battaglia finale conosciuta come "Sacca di Fornovo".
Per la sua attivitą partigiana fu insignito di medaglia d'argento al
valor militare.
| La casa natale di Luigi Marchini a
Sidolo |
A noi piace anche
ricordarlo come "Il Poeta della Valtoncina"
e volentiere pubblichiamo alcune sue poesie |

A
TONSINA
di Luigi
Marchini
A tonsina l'č un
gran boscu verde
con suta di monti, del coste del valette e di caną
con sentu qualitą de piante
d'erbe, de fiuri,
con di acque fresche
con un ventu c'u tira e u piga el piante
e u scrula el foeuie.
E pņ d'invernu a
deventa una pitłra incantą
piena de brilanti fati con i rami
ae i fi d'erba e i crusti giasą.
E in prumaveira
tuta a turna reverdeghģ
e in te l'uture u deventa tutu con mile curł piturą?
Quandu mai t'č
cuntą tuti i fiuri
che ghģč in mesu ai boschi e ai prą?
Quandu mai a daghe
un nume a tuti t'č imparą?
Quandu t'č scutą
quante vuse i gh'ąn i grili in t'i furmenti?
Quandu
t'č scrutą quanti versi
de masu i fan i'usei tuti cuntenti?
tute ste robe ti jč
imparą
da fioeu in t'una seira serena
curga in t'una segą.
I te sponseivena i
spuncion de prą
contr'el gambe nude
lasą dal braghe curte.
tirava un ventu lesč
c'u te caresava a pele
Gh'era pr'aria un profumu de fen taią
e sutu gh'era un cuncertu de mile grili e d'etri bescioeu
e luntan te sentivi
i can baią
e in seme, dai paeisi dall'altra sponda
te sentivi da gente in coru cantą.
E se te vedeivi del
stelč sberlusą
ura te capisi che quandu t'č partģ
de chi tutu un mondu t'č lasą
e c'a parte meiu de tģ propriu de chi te l'č purtą.
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LASEME SCUTA'
di Luigi
Marchini
Laseme scutą l'alegria du
curdiion
Laseme sciafesą da un ventessu senza remension
Laseme tursą da un impruvisu sguassņn
l'č manera de scurdase sta lavativa societą
l'č una manera de senti u gustu d'un atra umanitą |

FIURI
di Luigi
Marchini
Purtč di fiuri al la tomba de
Giuvanin
l'era un omu che l'ą ditu sempre so ragion
sensa sutumetese a gnisoeum curdon
Anca per custo i l'avena sempre
lasą in t'un canton |

BRISERE
(dimensione umana)
Gh'era una fenestra
d'oeuci de fioeł tuta fiuri
adesa gh'č una era
d'urtighe tuta lempienģ |

VI CHIEDO PERDONO
di Luigi
Marchini
Vi chiedo perdono compagni, amici,
fratelli
o come vi facevate chiamare.
Vi chiedo perdono per quello che io e
gli altri compagni partigiani non abbiamo
saputo fare.
Non abbiamo saputo salvarvi dall'oltraggio
che la resistenza diventasse l'argomento resistenza;
che "studiosi" a posteriori scoprissero una resistenza
di fantasia che non era la vera, che
questa ricostruzione della resistenza
diventasse l'immagine comunicata
alle masse popolari, che le forze di
parte si impossessassero e gestissero il
vostro ricordo come uno strumento
qualsiasi di dibattito e di lotta.
Vi chiedo perdono compagni perchč
se oggi vi svegliaste, in nulla della
realtą italiana riconoscereste i
sogni e gli ideali in nome dei quali siete morti.
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LA BALLATA DELLA
NOSTRA GENTE
di Luigi
Marchini
La terra non dava frutti
come ai vecchi,
una patria spenta
i giovani amore e odio
acqua sporca, lumi nel chiuso,
in soffitte, crepe dei tetti,
le donne e i bimbi,
attesismo, soldati volgari,
nubi di carri, voci di ruggine
e giorni...tanfo di besti e di
uomini.
La milizia fascista
stringeva la gola ai ribelli
con nere bandiere,
un cileo di uccelli di ferro
crolli di spaventapasseri
urla di madri su fuggiaschi gonfi
di guerra, tenebre
rifugio, alberi rotti dal fuoco
clamore di torrenti
precipizi, pioggia, croci.
Poi la gente superņ la paura, sventolņ
dolore, rivolta. Vinse.
Lacrima la terra, un pane sacro
ritorno di cimitero. |

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omaggio
a "Dario" di Antonio Ortalli
a Dario
poeta della valtoncina
Antonio Ortalli
Non
ho il suo volto
Scolpito nella memoria,
ma ho il dono del suo canto
sereno e puro come le acque
della valtoncina.
Stupito
viandante
Metto le ali a un sogno:
ascolto, ritmando
i miei passi sui suoi versi,
i silenzi e le voci di stagioni
concertanti inaudite armonie.
Rivedo,
a marzo,
freschi e timidi colori
sotto un chiaro cielo
in cui sintingono
le note cime
risento
la pace
delle sere estive
penetrarmi nellanimo
come raggi tral le calme fronde,
o la freschezza dei venti,
quando i rami e lerba,
fiori di luce,
brillano diridati cristalli.
Lą,
le selve e le sorgenti amate;
lą, pił chiarore di stelle,
lą, il cuore di Dario,
come il mio,
per sempre
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