La Pieve di Casanova
Tratto dal libro "Sentieri e
voci"
scuola media di Varsi
servizio curato da Antonio Ortalli
foto di Flavio Nespi
La Pieve di Casanova è molto
antica. Sicuramente esisteva prima dell'anno 898. Infatti, abbiamo potuto
vedere un documento di quell'anno nel quale si stabilisce una concessione
della pieve di Santa Maria di Casanova al prete Rodelando, che prestava
servizio presso la stessa.
La pieve è costruita in una zona certamente già popolata in precedenza.
Sono infatti numerosi i nomi di località e di persone, citate nei
documenti, di origine longobarda (es.: Skena, Lamberti, Adalberto, il
bosco degli armanni).
La posizione geografica e strategica di Casanova è ottima: è centrale
rispetto ai trasferimenti da Piacenza (e quindi dal nord Italia) al mar
tirreno (e quindi al sud) consente di controllare direttamente, o
attraverso pochi punti di avvistamento, la valle del Ceno, del monte
Barigazzo, il monte Dosso, il Pizzo d'Oca, il monte Carameto.
La pieve di casanova era molto importante. Dal documento
dell'898 risulta che prestavano servizio presso la pieve ben otto preti,
due chierici minori e dodici ecclesiastici, che certamente dovevano
trovare nel territorio le risorse per il loro mantenimento.
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La pieve di Casanova aveva la giuridizione su un
territorio vasto. Dall'analisi di alcuni documenti del X e XI secolo
risulta che la pieve aveva terreni, proprietà e poteva riscuotere
le entrate in un'area piuttosto ampia che abbiamo cercato di ricostruire.
A nord il confine doveva essere quello attuale tra Bardi e Bore che corre
lungo la Costazza fino al monte Carameto (Metti dipenderà dopo il 1000).
A ovest il confine è incerto in quanto vi si trovava allora il grande
bosco degli Arimanni che arrivava fino a Bardi. E' probabile però che,
almeno dopo il 1000, andasse dal Ceno al monte Carameto lungo il rio
Corsenna.
A sud poteva coincidere con l'attuale confine della parrocchia di
Casanova, comprendendo quindi gli antichi Facini, fino a Tosca e alle
proprietà del monastero di Gravago.
A est confinava con il territorio della più antica e potente pieve di
Varsi, alla quale probabilmente in precedenza (fino all'incendio che la
distrusse) apparteneva tutto il territorio, lungo il rio Casanova, che
dalla Crocetta sfocia nel Ceno.
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La pieve di Casanova aveva tutte le caratteristiche
religiose, civili e le funzioni dei centri plebani. Presso la pieve c'era
il fonte battesimale. Il battesimo era molto importante, oltre che per il
valore religioso, perchè consentiva di appartenere ad una determinata
comunità, usufruendo di tutti i diritti e sottoponendosi a tutti i doveri
da questa richiesti. anche il matrimonio aveva un'importanza analoga. La
pieve aveva anche il diritto esclusivo di somministrare l'olio santo e di
ricevere le sepolture nella chiesa o nel terreno consacrato allo scopo.
Alla pieve spettava poi il diritto di promuovere pellegrinaggi o
processioni rogatorie (cioè per ottenere grazie) o riparatorie (per
chiedere perdono). Dalla pieve dipendettero, in periodi diversi, le
cappelle di Grezzo (S.Michele), Tosca (S.Filastro), Bardi (S.Protaso),
Gazzo (S.Andrea), dove si potevano celebrare alcuni riti liturgigi, ma non
certamente il battesimo. Dalla pieve dipendeva il mercato, grande
occasione non solo di commercio e di lavori artigianali, ma anche di
cultura che, attraverso i cantastorie, trasmetteva tutte le vicende e i
racconti dell'epoca.
Oltre alle funzioni religiose il sostentamento della struttura plebana era
affidato anche alle riscossioni delle decime (imposte sulle rendite), al
pagamento della redazione degli atti notarili (sono citati nei documenti
che abbiamo letto alcuni "notari" della giurisdizione di
Casanova) e alle tasse per lo svolgimento del mercato. Certamente dalla
pieve dipendeva il molino (molto probabilmente lunco il rio alla
confluenza del Ceno, forse dove ora c'è il mulino Castelletto).
Il mulino era la forma di controllo e di entrata maggiore per il potere
plebano, poichè tutti erano costretti a far macinare i cereali per
la farina e i semi per l'olio.
Dalla pieve molto probabilmente dipendeva anche il forno che, allora, era
unico per tutto il paese. E' certa anche la presenza di un forno per la
calce, utilizzata però solo per le costruzioni in sasso particolarmente
importanti (come la pieve stessa, la canonica, le case dei ricchi, il
mulino...)
Molti documenti attestano la presenza di vigne; anche per il vino la
produzione e la vendita era regolamentata dalla pieve.
Importantissimo era anche il controllo delle acque e dei boschi. La
foresta prevalente era la querceta, che forniva legname per costruire
attrezzi, case e utensili. Assai importanti erano le ghiande sia per il
nutrimento dei porci (che erano alla base dell'economia di quel periodo,
tanto che, come ricorda il Prof. Fumagalli, le foreste erano misurate in
quantità di porci che potevano mantenere) che, in caso di carestie, anche
delle persone.
Presso la Pieve, visto anche l'alto numero degli ecclesiastici, poteva
essere svolta la scuola religiosa. Le pievi, infatti, avevano questa
funzione di istruire i chierici minori sulla dottrina e di prepararli al
compito pastorale. Probabilmente vi sarà stata anche una biblioteca.
Anche Casanova, come Varsi, dipendeva dal Vescovo di Piacenza perchè fu
il Vescovo S.Savino di Piacenza ad irradiare il cristianesimo nella zona,
nei secoli IV-V, seguendo la strada di Velleia.
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