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IL
CASTELLO DI VARSI
Note a cura di Giuseppe Conti
Secondo
gli studiosi Varsi sarebbe da identificarsi nell’antico Varisio citato
nella Tavola Alimentare Traiana e certamente è il Varisium delle carte
longobarde che, andando dal 596 d.c. fino al 774 d.c., oltre a costruire
un complesso di documenti preziosi per contenuto ed antichità, fanno di
Varsi uno dei più importanti centri scritorii dell’intera area
longobarda. Nel 1206 la rocca di Varsi, di cui non si conosce la data di
fondazione, dipendeva dal Vescovo di Piacenza. Nella seconda metà del
XIII secolo pare essere dei Malspina, di nuovo ai Vescovi piacentini e nel
1303 il Vescovo Ugo cede Varsi al Conte Giovanni Scotti. Successivamente
(1445), Obbietto Fieschi si impossessava di Varsi assegnandola in dote
alla sorella unitasi in matrimonio con Spinetta Malaspina signore di
Fosdinovo. L’illegale occupazione della località generò lunghe liti
tra Scotti e Malaspina terminate a favore dei primi quando Galeazzo
Sforza, nel 1469, investiva del luogo Giovanni e Tristano Scotti. A
costoro, accusati di tradimento nel 1473, la camera ducale confiscava
tutti i beni, Varsi compreso. La rocca fu poi venduta, poco dopo, al Conte
Alessio Scotti, ramo Fombio, i cui discendenti la tennero fino al 1720.
passò in seguito ai Conti Rugarli, ai Corsini, agli Zanetti ed ai Moruzzi.
Una veduta del castello in acquerello del XIX secolo, mostra come, oltre
cento anni orsono, fosse ancora integro. Purtroppo nel giro di un secolo
il castello è stato distrutto e di esso rimangono solo due torrioni.
Il
castello “...era a pianta quadrata con torrioni tondi agli angoli,
probabile elaborazione del tardo ‘400 di un tracciato più antico. Un
rilievo del ‘500 lo mostra come semplice corte del recinto a merli,
circondata da fossato e con qualche modesto basamento nel prospetto
anteriore. La parte abitativa ospita tutt’ora il lato posteriore; vi si
innesta perpendicolarmente un corpo ristrutturato nel ‘700, ma anche nel
‘500 era conformato ad alto mastio, risultante quasi al centro della
corte. Il lato a destra del recinto era occupato anch’esso da un
quartiere abitativo, fornito di una snella torretta poligonale
all’angolo, come testimonia una litografia del ‘800. Le notevoli
trasformazioni subite dal complesso precedono il 1901.
Oltre alla chiesa
ed all’abitazione, rimangono il torrione anteriore di destra
(ristrutturato nel ‘700) con parte della cinta (congiunta da un
tramezzo, con portale del ‘700, al corpo ex mastio), e quello
dirimpettaio , (Cirillo/Godi – Guida Artistica del Parmense –1986).
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