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Uno dei testi più interessanti del XIX secolo.

La cronaca di questo "Viaggio tra i monti di Parma e Piacenza" rimane ancor oggi un'opera di rilevante importanza che ci permette di conoscere dati e notizie sulla situazione di quel tempo.
L'incarico affidato al Cap. Boccia era stato preceduto da non poche difficoltà a causa dell'impegno finanziario ritenuto dal Moreau troppo oneroso. Quest'ultimo, infatti, anche nel  corso della  visita, non mancò di chiedere notizie in merito al tempo e alla spesa occorrenti.
Proprio il 13 agosto del 1804 il Boccia, che aveva ricevuto uno dei tanti pressanti inviti a precisare  tempi e spesa, rispondeva da Borgotaro: "Converrebbe ch'io fossi o indovino o presuntuoso per calcolare nemmeno per approssimazione sì l'una che l'altra. L'estensione delle colline e delle montagne è più vasta di quella che si può immaginare. I paesi e le ville sono frequentissime: i torrenti e i rivi in questa valle quasi ad ogni passo. Se dovessi percorre in linea retta da una estremità all'altra delle valli, potrei dare qualche idea del tempo che dovessi impiegare. Ma le istruzioni esigono che io viaggi diversamente, se debbo osservare e descrivere. Riguardo alla spesa ella è ancor più incalcolabile. A buon conto vi sia noto che dal primo giorno del mio viaggio sino a quest'ora, invece di due cavalli, come si era contemplato, mi sono servito di tre, perché le valigie, i pacchetti di carte, altri involti, come portarli nella groppa dei cavalli che si montano per strade per lo più dirupate e con cavalli che talvolta portano a stento una persona…".[10]
Con quanta attenzione abbia osservato e descritto il territorio esplorato, è testimoniato dai suoi manoscritti che si trovano presso la Biblioteca Palatina di Parma. Egli riuscì, d'ogni frazione, a calcolare estensione e  popolazione, a determinare confini, riferire su prodotti, commerci, tradizioni. Calcolò lunghezza di strade, di corsi d'acqua, altitudine di montagne.
Scriverà il Micheli nel 1906: "…con quanto amore l'abbia adempiuto il Boccia resta a dimostrarlo l'opera sua, degna certo di essere fatta conoscere agli amatori delle cose nostre, i quali troveranno nel suo lavoro molte cognizioni e notizie utili e poco conosciute sopra queste nostre montagne cui spetta il diritto d'essere più studiate ed illustrate che nol siano in questi tempi in cui si vengono man mano spogliando d'ogni loro naturale bellezza". Chissà cosa scriverebbe oggi il caro Micheli!
Non possiamo qui riportare, come meriterebbe, l'intera descrizione che il Boccia fece del nostro territorio[11]. Epperò le notizie sono di troppa importanza perché non ci si soffermi alquanto.
D'altra parte il diario di un "viaggiatore forestiero" è quanto di meglio possa esserci per cogliere in sintesi la situazione socio-economico-ambientale d'una determinata zona.
Il Boccia giunge nel nostro territorio nell'agosto del 1804, proveniente da Berceto. Visitando Belforte, che allora come Gorro faceva parte di quel Comune, scrive:
"…vi sono ancora i resti di un antico castello che dicesi essere stato famosissimo nei tempi andati". Dopo Ostia annota che "…cangia l'aspetto della Valle del Taro, che da Fornovo fino a Ostia non è solo poco dilettevole ed amena, ma quasi infeconda e deserta"!.
Da Ostia in avanti "si scorgono campagne ben coltivate, vigne innumerevoli e fruttifere, prati e pascoli verdeggianti e boschi innumerevoli di castagni che continuano fino al di là di Borgotaro. Questi castagneti…formano la principale nutrizione dei popoli di questa valle e il sovrabbondante che non è di poco momento, si vende agli esteri che ne scarseggiano".
Nell'attraversare il Tarodine egli annota che il corso d'acqua "è rinomato non tanto per l'impetuosità delle  acque, quanto per la grossezza dei massi che queste rotolano fin nel letto del Taro, di maniera che si corre doppio il rischio nel tragittarlo, quello cioè della forza delle acque e quello dei ciottoloni, il rumore dei quali, qualora si urtano scorrendo, egli è tanto che mi si assicura sentirsi talvolta sin dentro Borgotaro, come un lontano bombardamento. La strada mulattiera che lo attraversa[12] viene interrotta qualora egli è un po' gonfio e se i condottieri vogliono progredire nel cammino, conviene che salgano per qualche miglio per istrade franose perdendo sovente la giornata non tanto, ma storpiando più anche le loro bestie…quivi il Tarodine è molto ristretto ed assai profondo, passando fra due scogli, ed evvi sopra un ponte di pietra"[13].
Il Boccia annota anche di aver visto nella chiesa di San Cristoforo di Val di Vona una campana con la seguente iscrizione: "Joannes me fecit 1370"[14].
Del Borgo nota che "…è cinto di mura, assai ben conservate con tre porte che si chiudono alla sera. La strada di mezzo…è bastamente ampia e ritta. Le case in generale sono discretamente vistose".
La viabilità, eterno problema della nostra valle, era anche allora assai carente. Il Boccia dice che per andare da Borgotaro a Compiano "vi sono cinque miglia, che anni sono si facevano per una strada mulattiera, non molto incomoda, per la quale passai più e più volte, ma oggigiorno tra le slavine spiccatesi da quel tempo in qua, le erosioni del Taro, l'incuria di chi è incombenzato a farla riattare, ella è sì disagiata che conviene farla per la maggior parte lungo l'alveo del torrente".
Sono giunte a noi, grazie al Boccia, anche notizie di fatti che si collocano tra storia e leggenda. Troviamo infatti nel suo diario il racconto legato al toponimo "Salto della Donna" e quello relativo ai finti frati che anziché soccorrere, rapinavano e uccidevano i malcapitati viandanti che transitavano sul passo del Monte Lamda, poi chiamato delle Cento Croci in seguito alla scoperta di una caverna all'interno della quale erano state ritrovate numerose croci a prova degli orrendi misfatti[15].
Al termine del suo viaggio in valle, il Capitano Boccia presenta alcune interessanti considerazioni affermando che "gli abitanti di questa gran valle sono un dipresso dell'istesso carattere eccettuati quelli di Tarsogno e della Chiesa del Taro"[16], che lui considera un po' dediti al brigantaggio e al contrabbando.
In particolare scrive che "le donne sono più belle di quante n'abbia vedute in tutti i monti da me scorsi anche nei paesi esteri".
Degli uomini dice che sono "robusti, sagaci e di molto talento. Ma quelli da Compiano all'insù superano in scaltrezza ed industria tutti gli Alpigiani del mondo".
Note meno allegre per il resto: "…le strade pubbliche meritano le cure paterne del Governo. Il commercio è ormai in totale decadenza, attesa la loro impraticabilità nei tempi piovosi e nell'inverno" e aggiunge che "non vi sono scuole pubbliche come neppure a Compiano, a Borgotaro ed in Bardi, eccetto qualche pedante
grammatico".
Come si vede una situazione poco allegra che trova giustificazione negli avvenimenti degli anni precedenti, ai quali il Boccia, stranamente, non fa riferimento alcuno.

Note prelevate da internet

 

 

Alcune pagine del libro 

di Angelica Lefenni

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00-VIAGGIO_AI_MONTI-copertina 01-BOCCIA 02-BOCCIA1 03-BOCCIA2
04-BOCCIA3 05-BOCCIA4 06-BOCCIA5 07-BOCCIA6
07-BOCCIA7 08-BOCCIA8 09-BOCCIA9 10-BOCCIA10
11-BOCCIA1 12-BOCCIA2 13-BOCCIA3 14-BOCCIA4
15-BOCCIA5 16-BOCCIA6 17-BOCCIA7 18-BOCCIA8
19-BOCCIA9      
 

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