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VITO
FUMAGALLI nacque a Bardi il 15 Giugno 1938 da Giuseppe (è ancora viva nel
ricordo di tanti la schietta figura che fu per 40 anni medico veterinario
della condotta bardigiana) e dalla signora Sassi Jole. Dopo
essersi laureato, nel 1961, alla Scuola Normale di Pisa, discutendo una
tesi di argomento agiografico riguardante Geraldo di Aurillac, ottiene una
borsa di studio a Verona dove si dedica, sotto la guida di Cinzio
Violante, ad indagini di economia agraria medievale e contemporaneamente
insegna nelle scuole superiori. In quel periodo pubblica vari articoli
sulla fiorentina “Rivista di storia agraria” con cui mette in luce un
modo innovativo, in Italia, di fare la storia dell’agricoltura. Dal 1966
al 1969 è collaboratore dell’Istituto storico italo-germanico di Roma
diretto, in quel periodo da Gerd Tellenbac; a questi anni, determinanti
per la sua ricerca scientifica, appartengono alcuni lavori riguardanti le
circoscrizioni comitati e i distretti minori nel territorio tra Parma e
Piacenza, nei quai si evidenzia l’importanza dello studio delle realtà
territoriali più piccole e della storia locale ed il forte legame dello
storico con la terra d’origine. L’opera principale di quegli anni
rimane “Le origini di una grande dinastia feudale. Adalberto Atto di
Canossa” (1971). Di grande rilevanza è la partecipazione del Fumagalli
ai Convegni di Studi matildici del 1970, 1977 e 1995 sino all’ultima
pubblicazione “Matilde di Canossa. Potenza e solitudine di una donna del
Medioevo” (1996). Assistente
all’Università di Macerata nel 1969-70, dopo aver vinto il concorso per
la libera docenza, egli passa all’Università di Bologna dove resterà
come docente e poi come Direttore del Dipartimento di Paleografia e
Medievistica sino al 1994. Con “Terra e società nell’Italia Padana. I
secoli IX e X” (1976) inizia una seconda decisiva fase perchè in
quest’opera fondamentale egli elabora e riunisce tematiche già in parte
affrontate ed altre inedite che lo fanno Apprezzare
non solo alla comunità scientifica, ma soprattutto al grande pubblico.
Segue poi “Il Regno Italico” (2° Volume della Storia d’Italia UTET,
1978) che, come il precedente, mette in luce l’abilità di narratore e
la grande comunicatività dello storico. Altri saggi di grande
divulgazione che hanno avuto grande successo di pubblico sono: “Uomini e
paesaggi medievali” (1989), “L’uomo e l’ambiente nel Medioevo”
(1992), ma soprattutto la quadrilogia “Quando il cielo si oscura. Modi
di vita nel Medioevo” (1987). “La pietra viva. Città e natura nel
Medioevo” (1988). “Solitudo carnis. Vicende del corpo nel Medioevo”
(1990). “L’alba del Medioevo” (1993). I quattro saggi vennero
raccolti poi in un unico volume sotto l’illuminante titolo “Paesaggi
della paura. Vita e natura nel Medioevo” (1994). Parallelamente ai libri
di grande divulgazione vedono la luce diverse opere destinate al pubblico
universitario ed il grande impegno profuso anche nell’impulso dato agli
studi medievistici per l’attiva partecipazione, in qualità di membro
del consiglio direttivo, al Centro italiano di studi sull’alto Medioevo
che ha sede in Spoleto ed alle sue settimane di studio. Fumagalli
collabora anche ad una collana editoriale dal titolo “Biblioteca di
storia agraria e medievale”. Candidatosi
a Parma per le elezioni politiche del 1994, viene eletto deputato e
mantiene l’incarico fino all’aprile del 1996, quando rientra a Bologna
in seguito alla caduta del Governo e al conseguente scioglimento delle
Camere. Nel
1994 esce con il 3° volume della Storia d’Europa Einaudi dedicato al
Medioevo, il suo contributo dal titolo “Ad Occidente, l’entità Europa
nell’alto Medioevo” in cui riprende gran parte delle tematiche a lui
care (le strutture materiali, l’economia, i legami tra le persone, la
nobiltà) e le fonde con lo studio delle maggiori istituzioni
dell’epoca, Papato, Impero e Monarchia. Nel
1995 vengono datti alle stampe due scritti di notevole interesse; il primo
una raccolta di saggi dal titolo “Scrivere la storia” Riflessioni di
un medievista” che evidenzia il pensiero storiografico dell’autore; il
secondo lavoro di quell’anno fu “Uomini contro la storia”, ossia
coloro i quali appartenenti ad ogni classe sociale hanno avuto il coraggio
di opporsi a ciò che l’autore definisce la “linea vincente della
storia”. Il
Professor Fumagalli fu tra i primi soci del Centro Studi Val Ceno,
(divenendo in seguito anche Presidente), contribuendo non poco allo
sviluppo della benemerita istituzione voluta dal Compianto Cardinale
Antonio Samorè per valorizzare la nostra valle; ed il volume “Il
Castello di Bardi, nascita di un Borgo Militare” nei Quaderni del Centro
Studi ne è una importante testimonianza.
Altro prezioso contributo rimane il bel capitolo relativo in buona
parte alla storia di Bardi inserito in “Valtaro e Valceno nell’Alto
Medioevo” e “Il castello di Bardi attraverso la storia
dell’Appennino Occidentale”. In questi libri oltre alla profonda
cultura vi è tutto l’amore di Vito Fumagalli per il suo paese, per la
sua valle. Questi sentimenti non devono essere scordati dai bardigiani ma
coltivati e messi a frutto per ricordare un uomo che tanto ha dato alla
sua terra. Morì
a Bologna il 16 Aprile 1997. Note
a cura di Giuseppe Conti
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