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Valentina
Selene Medici
LA
CHIAVE DEL PARADISO
E’
un tardo pomeriggio di primavera
e
nell’aria quel non so che di positività
che
rende sereni. Forse sarà per i garriti
di
beccucci aperti, che incrociano voli.
Forse
il profumo dei fiori nei prati al sole
o
quello tenue di ultime viole protette
dall’ombra
profonda nella folta pineta.
Guardo
lei che sta scendendo la scalinata
che
porta all’antica, bianca chiesetta
incastonata
fra svettanti, resinosi
pini.
Sta
scendendo lentamente
Soffermandosi
vicino ai vasi di fiori
ai
lati dei gradini di cemento grigio,
erosi
da intemperie e dai passi dei devoti.
Gradini
caldi di sole già basso all’orizzonte.
La
segue l’ombra lunga del campanile
che
decolora nell’incipiente oscurità.
Ma
giunta all’ultimo gradino, fulminea
si
nasconde nel grosso vaso di gerani rossi
che
premuroso e ospitale l’accoglie.
“C’è
la chiave del paradiso
appesa
alla loro coda.”
Il
vento carezzevole e leggero dei ricordi
la
voce di mia madre mi riporta.
Nel
silenzio con l’inconscio pensiero
mi
ritrovo a sussurrarle
“Dormi
bene lucertolina
e
che la notte ti sia amica.”
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Valentina
Selene Medici
LEPROTTO
S’inoltra
lenta, la nebbia tra i filari
orfani
ormai di acini gonfi.,
Si
posa sui tralci rinsecchiti
dormienti
nel meritato riposo
e
li avvolge in un lavacro benefico.
Ascolto
nel silenzio ovattato
il
lento cadere di gocce
che
la terra avidamente sugge.
Un
corvo nero mi gracchia contro
tutto
il suo disappunto;
forse
teme gli possa rubare
qualche
ultimo acino appassito.
D’
un tratto un leprotto s’avanza
fra
radi ciuffi d’erba umida.
Si
gira, saltella qua e là
come
in un suo gioco solitario.
Mi
scorge, si ferma, mi guarda
poi
impaurito fugge a nascondersi
in
chissà quale luogo sicuro
e
non saprà mai che avrei voluto
soltanto,
poterlo accarezzare.
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Valentina
Selene Medici
TRA
SOGNO E REALTA'
(sul
monte barigazzo)
Un
albero mi ha preso per la mano
mentre
ero con te nella radura.
Mi
ha portata nel bosco
e
mi ha parlato di se….
Mi
ha detto le gioie dell’estate
e
i dialoghi col vento.
Di
quanti alberi muoiono
e
di quanti ogni anno invece
ne
spuntano fra le foglie morte.
Mi
ha insegnato sentieri nascosti
e
fresche acque zampillanti.
Mi
ha parlato di
lunghi sonni
e
di dolci, intensi risvegli.
E
mi ha mostrato la noncuranza
cartacce,
rifiuti e bottiglie
che
tanto male gli fanno.
Ma
il volo di una farfalla
o
chissà cosa, mi ha destata.
Sono
entrata nel bosco con te
cullando
ancora il mio sogno.
Ma
se era solo un sogno, perché
riconosco
il sentiero?
Ma
se era solo un sogno, perché
so
dov'è la fresca sorgente?
E
se era solo un sogno, perché
mi
allontano d’improvviso
per
raccogliere una bottiglia
nascosta
dietro un cespuglio?
Mi
guardi stupito ed io ….
comincio
a raccontare.
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PRIMAVERA
DEL ‘ 63
Poesia
di Valentina Selene Medici
Camminavamo
in gruppo noi ragazze
in
quella Primavera del‘ 63.
Camminavamo
per strade dove allora
il
traffico era ancora sconosciuto.
Era
più calda allora la stagione….
Sfoggiavamo
larghe gonne color pastello
e
scarpine scollate a decoltè.
Fiori
colorati di gioventù.
Eravamo
in quel di Bardi e su diaspro rosso
il
castello ci faceva compagnia.
Si
andava in gelateria a comperare
un
cono gelato da cinquanta lire….
Era
Domenica lo si poteva fare.
Tornavamo
poi assaporando adagio
quel
dolce gusto che scendeva in gola.
Era
più calda allora la stagione
era
più dolce allora quel gelato.
Forse
si o forse era solamente
perché
vissuti con la gioia intensa
di
una spensierata gioventù.
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VOLEVA
ESSERE BAMBINA
Poesia
di Valentina Selene Medici

Le
aveva permesso di guardare la televisione
DOPO…..
Quell’uomo prepotente
in
quella stanza ammobiliata
mentre
ammiccando verso lei
rideva
parlando al telefono
in
una lingua sconosciuta.
Le
aveva permesso di
guardare la televisione.
e
lei aveva visto bambine
andare
a scuola accompagnate dalla mamma.
E
lei aveva visto bambine
stringere
al petto una bambola
in
una casa accogliente.
Aveva
chiesto perché questo
a
lei non fosse permesso
e
la risposta era stata
una
porta chiusa in fretta dietro alle sue spalle.
Si
era ribellata e ribellata ancora
a
chi per lei decideva
ma
non aveva misurato la forza
la
mano che l’aveva colpita.
Voleva
solo andare a scuola
voleva
solo stringere una bambola
voleva
solo essere bambina.
E
Dio se l’è portata, in mezzo agli angioletti.
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EMIGRANTE
Poesia
di Valentina Selene Medici
Din,
don, dan.
Chissà perché le campane della Val Ceno
a primavera danno sempre più allegria.
Così pensava mentre a sera al rosario
se ne andava. Un po’ per fede, un pò
per guardar ragazze con gli occhi scuri
e la bocca di ciliegia.
Tornava fischiettando
dopo aver rubato un bacio
tra un cespuglio di rose e una gaggia.
Vent’anni e nel cuore il desiderio
di fuggire lontano dalla povertà.
Din, don, dan.
Ascoltava le campane là sul molo
mentre pregava la Madonna
perché tenesse calme l’onde.
Trovò un’altra lingua diversa dalla sua
e un’altra bocca di ciliegia
per fargli compagnia.
Passò primavere e primavere
ad annaffiare rose e insegnare rosari
a figli e nipotini.
A volte guardava in lontananza
e gli sembrava di vedere una gaggia.
Ma oggi i suoi occhi sono stanchi
e passa le giornate seduto in riva al mare
mentre bianchi, fragili, fugaci fiori di spuma
davanti ai suoi piedi si vengono a fermare.
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TORTA
DI COMPLEANNO
Poesia
di Valentina Selene Medici
Ho
visto donne recarsi alla fontana
e compiere gesti antichi.
Le ho viste immergere e ritirare panni
nelle acque fredde e cristalline.
Le ho sentite parlare ad alta voce
di figli, miseria e sacrifici.
Ho sentito muggiti uscire dalle stalle
e galline annunciare un pò di
companatico.
Ho visto bambini rincorrersi scalzi
felici nella pura innocenza.
-Mamma, mi fai la torta? Domani
compio gli anni.-
Era una domanda che sovente ricorreva
che i bimbi certo allora non
mancavano.
La madre pensava se aveva la farina
ma le altre madri insieme sempre si
adoperavano
perché quel giorno non fosse
dimenticato.
Assaporo profumo di pane fresco
che mi riempie le nari e i polmoni
mentre le campane suonano
mezzogiorno.
Mi scuoto perché i rintocchi giungono da lontano
non dalla chiesetta chiusa e
abbandonata.
Mormorano sottovoce le case diroccate
e gli usci sono chiusi da rose
inselvatichite.
Penso ai posteri di quei bambini scalzi
che avranno torte per i loro
compleanni
comperate in ricche pasticcerie.
Le gusteranno ignorando il sapore
di quelle dei loro nonni,
impregnate
di amica condivisione di generosi
cuori
di tante madri, che lavavano alla
fontana.
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Invio
uno scioglilingua insegnatomi da mio padre
che da bimba mi spronava a dirlo sempre più in fretta.
Un
saluto Valentina Selene Medici

Gh'ava
'na succa da fa scarafasucà
l'ò purtà dau capu scarafasucature
u capu scarafasucature ne l'era miga a ca
l'ò purtà a ca l'ò scarafasucà da mei
tantu comme aveila purtà
dau capuscarafasucature
belle scarafasucà la succa.
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AL
GIORON ‘D MARCHE’
( a Bardi )
Poesia
di Valentina Selene Medici
Ja
guardèva rivèr dala fnéstra
cuand da putén’n d’istè
n’andèva miga a scola.
J eren in t il j òt òri mo séns’ètor
par strèda i ghìeren zamò
alméno da du ori. I gnève zò
daj mònt, du ca e ‘na céza picinén’na
e a mi che stèva apén’na fora dal paéz
m’parèva d’essor‘na véra citadén’na.
J’ommi i gh’èven al baston e al capél
e i se tirèven adré con ‘na corda
un vitél, ch’l’andèva pjanén, pjanén
cuèsi ch’al savis al so destén.
Gh’era ‘na vécia con un fasolétt nigòr
in tésta che intant ch’l’andèva la dzèva
l’Ave Maria e dop gh’era al ragàsi
che i ridèven e i scarsèven in alegrìa.
I gh’èven ‘na borsa ‘d téla,
al vésti alzéri e i stvaj ad gòmma.
Mo cuand j eren lì davànt a ca me
indòvva la strèda finalmént l’era sfaltèda
i mettèven i stvaj in t la borsa ‘d téla
e i la scondèven in t la cunètta e in paéz
i gh’andèven con i sandoj e la borsètta.
j arissén pasè la maten’na a guardèr
al vedren’ni e i banch in t al marchè
e finalmént j’arissén podì magnèr un bon zlè.
Adés in montàgna i gh’àn tutt al “fuoristrada”
e al sfèlt al riva cuèzi anca in t i bosch
mo se sèr j oc’ m’pèra ‘d vèddòr ancòrra
ch’il ragàsi che i ridèven in alegrìa
e ch’la vécia con al fasolètt nigòr in tésta
che intant ch’l’andèva la dzèva sottvoza
l’Ave Maria.
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IL
RITORNO
(alla Pieve di Gravago)
Poesia
di Valentina Selene Medici
Sono
tornata qui, dove bimba
m’inebriavo del fascino della natura.
Sono tornata qui, dove bimba
seduta su un muretto a secco
guardavo rondini volare
intorno al campanile e il rosso bagliore
sembrava restio al saluto serale.
Mia madre m’era compagna allora
per amichevoli sentieri
correvo intorno a lei con la giocosità
della mia fanciullezza.
Andavo a cercare viole
nascoste sotto foglie verdi
ma non le coglievo per non vederle morire.
Salutavo mulattieri che adeguavano il passo
a quello lento dei muli carichi di legna.
Sono tornata qui e ancora volano rondini
intorno al campanile e il rosso bagliore
sembra ancor restio al saluto serale.
Nascono sempre viole sotto alle foglie verdi
ma ancora non le colgo per non vederle morire
e i mulattieri sono solo nei ricordi.
Non c’è più mia madre a farmi compagnia
ed io seduta sul muretto a secco
assaporo lentamente anche per lei
il ritorno nei luoghi amati.
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SULLA
VETTA DEL PELPI
Poesia
di Valentina Selene Medici
Distesa
sul prato
con rada erba d’altura
sentivo il calore della terra
abbracciare il mio corpo.
Il vento, impertinente
mi donava le sue carezze
ora dolci, ora irruenti
sussurrandomi complice
misteriose parole
regalandomi profumi lontani.
Poi svelto se ne andava
a rincorrere nuvole bianche.
D’improvviso tornò
sospingendo batuffoli soffici
quasi un invito a farmene
impalpabile coltre.
Il mio cuore anelò
il fermarsi del tempo
ma il rosso bagliore
che già pensava al riposo
mi convinse al ritorno.
Non mi voltai mai
neppure una volta
per non mutare il ricordo
ma mentre scendevo
il ripido sentiero
piangevo, lacrime mentali.
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PIZZO
D’OCA
Poesia
di Valentina Selene Medici

Seduta
sul soffice prato
dietro alla vecchia casa
che conobbe la mia fanciullezza
se chiudo gli occhi mi rivedo.
Di fronte il possente maniero
che antiche leggende mi narrava.
Ai suoi piedi la piccola chiesa
dove devota sovente pregavo.
E poi la valle ampia e
luminosa
e al centro tu o Pizzo d’oca.
Già ai miei occhi di bimba
eri misterioso e affascinante
nei miei percorsi di scuola e di svago
eri lì, presenza sicura e costante.
Guardavo la tua vetta rocciosa e scoscesa
sferzata dai venti e dai temporali
illuminata dai caldi raggi del sole
o ricamata da nivee trine.
Ti amavo, desideravo venire da te
ti sentivo anche un poco mio.
Poi la vita ci ha separati, a volte tornavo
ti salutavo da lontano e il desiderio cresceva.
Ma finalmente oggi sono qui
cammino sui tuoi verdi sentieri
mi riposo all’ombra dei tuoi alberi
raccolgo piccole pietre a ricordo
e finalmente giungo sulla tua anelata vetta.
E mentre assaporo la felicita
del desiderio realizzato
ti sento ancora un poco di più….mio.
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BARDI
Poesia
di Valentina Selene Medici

Sono
nata in un paese di montagna
bello, ridente e luminoso
come gli occhi di un bimbo felice
ma dove il migrare era consueto.
Crudele buio di profonde miniere
o untuoso vapore di grandi cucine,
accoglievano gente che io conoscevo.
Sudore, fatica e pelle ingiallita
ma nel cuore sempre quel diaspro rosso
un’ampia vallata, il Ceno e i monti.
A sera i rintocchi dell’Ave Maria
una sommessa preghiera rivolta al cielo
e un cero acceso da una cara mano antica.
Pregano donne, per i figli
lontano
che si fanno onore per poter ritornare.
A volte spesso, i più fortunati
a
volte solo per un ultimo sguardo
e una lieve carezza ad un viso amato.
Ma per tutti sempre un desiderio latente,
tornare all’ombra del grande maniero
ed aspettare tranquilli, che l’inverno
passi le candide dita leggere,
fra i suoi capelli.
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CENO
Poesia di Valentina Selene Medici
Sgorgato
chissà quando
dal fianco di quel monte
che ti fu, padre e madre.
Con giovane irruenza
ti sei precipitato
verso quel cammino
ancora sconosciuto.
Ne sassi, ne rami,
dossi o avvallamenti,
la tua corsa han fermato.
Con salti e spintoni
tutto superavi e in fretta
te ne andavi, verso la meta
ancora sconosciuta.
Solo a tratti, la tua corsa
rallentavi. Forse per riposare,
forse perché le stelle
si potessero specchiare.
E se male hai fatto
mai fu per cattiveria
ma sempre hai compensato
con generosa vita.
E grosse ruote hai mosso
ora dimenticate.
Chissà se in te rimane
il ricordo dei paesi,
dei boschi, dei prati
ed anche dei miei occhi
dal tuo scorrere incantati.
Mormorii, sussurri, canti,
una melodia strana
e la musica del vento
in sottofondo t’accompagna.
Ti tocco ma non ti si può
fermare. Scivoli, t’increspi
e solo un po’ di schiuma
tra le dita mi rimane.
Ti saluto o Ceno, amico mio.
tu che mi hai vista bimba
e ora donna mi ritrovi.
A te dono il mio amore,
a te, che sempre sei lo stesso
e ad ogni istante, ti rinnovi.
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CASA
Poesia
di Valentina Selene Medici

Ricorda una piccola, povera casa
stretta fra piccole, povere case
in una piccola frazione di montagna.
Fioca la luce per risparmiare
parche di mobili erano le stanze.
Mura un poco screpolate dall'umidità
che pudica si nascondeva negli angoli.
Un Crocifisso a proteggere tutti.
Una Madonna azzurra su una mensola scura
e un cero acceso a chiedere grazia
perché gioie e dolori si compensassero.
Fresca al mattino, con le finestre aperte
calda alla sera, con la stufa a legna.
Il calore famigliare sempre trasudava
e rendeva meno gravi le privazioni.
Sono cambiate ora le cose
nell'attico perso fra nubi e cielo.
Mobili di lusso, quadri firmati
pareti dipinte e angoli asciutti.
Ascolta nel silenzio che le circonda
la gelida voce della solitudine.
Poi in un cassetto, quasi dimenticata
trova
la Madonnina
col mantello azzurro.
Accende un cero e prega con fervore
perché le gioie, compensino il dolore.
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MADONNA
SUL MONTE
Poesia
di Valentina Selene Medici

Con l?aiuto di una mano amica
alla fine dell'aspro sentiero
sono giunta alla cima del monte.
Sono giunta da Te, Madonnina azzurra
che dalla bianca nicchia pietrosa
sorvegli le valli profonde.
Volgo lo sguardo attorno
a cercare segni di chi
prima di me ti ha pregata.
Un mazzetto di fiori essiccato,
un nome incerto, inciso su pietra,
una piccola croce di legno
che un filo d'erba sottile
s'ostina a tenere legata.
Un cero ormai consumato
e un piccolo cuore d'argento
a ricordo di un aiuo importante.
M?inginocchio e rimango a pregare
pensando alle cose
che vorrei chiedere per me.
Non voglio miracoli o ricchezze
voglio solo poter mantenere
la forza e il coraggio che ho
per vivere la mia disabilità.
Voglio solo poter continuare
ad avere la fede in Te
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DRUSCO
Poesia
di Valentina Selene Medici

Dove sono finite le voci dei bambini
che nei cortili acciottolati
correvano scalzi per fare tana!
Dove sono finite le vecchie
che sedute a fare la calza
davanti all'uscio aperto,
volgevano lo sguardo
a un ribollire lento
e a un nipotino ancora da fasciare.
Tornavano presto, dai campi, le madri
richiamate da un muggito
rigonfio di latte.
Tornavano tardi, dai campi, i padri
che dura era la terra da dissodare.
Non si dice più il rosario fra le rose,
ora è chiuso a chiave
il portone della chiesa e vicino
fiori gialli fra alti steli verdi,
ondeggiando, cullano il riposo
di chi è già stato.
Solo il silenzio ora qui è sovrano
rotto dal gocciolar della fontana
e il torrente in lontananza
amalgama la voce con il vento.
Mi allontano accompagnata
dal cinguettio degli uccellini,
guardiani rimasti a conservare
voci e ricordi di un passato
che se tendo l?orecchio
sembro riascoltare.
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CASE
DI PIETRA
Poesia
di Valentina Selene Medici

Abbandonate case di pietra
d?improvviso ho scoperto
tra rovi e alta erba incolta
alla fine dell'incerto sentiero.
Occhi vuoti a guardare il passato
pulsanti di antichi ricordi.
Stipiti scolpiti da mani operose
che col duro lavoro, altrove
prestigio hanno trovato.
Cespugli di rose profumate
vicino agli usci sfondati,
che ignare aspettano invano
una presenza gentile a curarle.
Mi allontano silenziosamente
per non disturbare
i vaghi sentori di speranze
per una vita meno grama e incerta,
che aleggia nelle stanze vuote
fremendo fra vetri spezzati.
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