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Allevato dagli
zii Pierilario e Michele Mazzola, modesti pittori di provincia, si formò
a diretto contatto con il Correggio e sotto l’influsso della cultura di
Mantegna, di Giorgione, di Tiziano e del Pordenone operante a Piacenza.
Egli riuscì a tradurre in termini originali i moduli stilistici
rinascimentali, contribuendo così alla nascita di quel movimento, critico
e creativo insieme, che è il “Manierismo”.
La “Pala di Bardi” appartiene ai dipinti giovanili del Parmigianino,
ed è opera molto importante per gli stretti rapporti con gli affreschi
che, contemporaneamente, dipingeva in San Giovanni a Parma.
Nello “Sposalizio di Santa Caterina coi Santi Giovanni Battista ed
Evangelista” il fulcro evidente è il tronco di colonna su cui, come un
trono, è seduta
la Madonna
, immobile e ieratica, dagli
occhi chini.
Una nota tutta personale è data dal lieve velo trasparente che le scende
pieghettato dal capo intorno al collo. A tanta solenne maestà da un senso
di movimento il complesso intreccio delle vesti sulle gambe.
Intorno a questo cilindro, come su di un palcoscenico rialzato e visto di
sotto in su rispetto allo spettatore, si intrecciano vicino al vero
protagonista del dipinto, il Bambino, i gesti e gli sguardi dei tre Santi:
S, Giovanni Evangelista, San Giovanni Battista che volgono a Lui i profili
intenti, mentre Santa Caterina d’Alessandria, porgendogli la mano, ruota
il corpo verso Gesù, ma ha il volto girato verso lo spettatore, come per
un improvviso richiamo.
Quest’opera giovanile del Parmigianino, così fresca e così matura,
contiene in germe l’essenza stessa della sua arte.
Il Parmigianino
dipinse
la Pala
nel 1521, quando aveva appena 18 anni, a Viadana, dove si era rifugiato
con il cugino Gerolamo Bedoli per sfuggire alla guerra tra Carlo V ed i
Francesi.
Il quadro, originariamente, apparteneva alla quadreria del Principe
Federico Landi ed era conservato, con altre importanti opere d’arte,
nelle sale del Castello di Bardi.
Note a cura di Giuseppe Conti
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